Visualizzazione post con etichetta NATURA. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta NATURA. Mostra tutti i post

sabato 6 giugno 2015

LA VESPA CHE GENERA...

Ampulex Dementor, nuova specie di vespa
È stata scoperta recentemente una nuova vespa che trasforma gli scarafaggi in zombie, e le è stata dato il nome di Ampulex dementor (Ampulex Dissennatore), dal nome dei terrificanti esseri volanti che sembrano stracci neri dalla saga di Harry Potter. Questa vespa è una delle 139 nuove specie scoperte nel Delta del Mekong nel 2014, secondo un rapporto del WWF. Sembra un vero incubo trasportato nel mondo della natura. Molto più delle ragnatele che ricoprono le città. Sappiamo già quanto le vespe possano essere terribili con le loro prede, ma questa sembra superarle, almeno per il nostro immaginario orrorifico.
Questa specie, scoperta in Thailandia, inietta il suo veleno proprio in un punto del corpo dello scarafaggio che contiene una specifica massa di neuroni, al fine di trasformarlo in uno zombie passivo. Secondo il rapporto, il veleno della Vespa blocca i recettori del neurotrasmettitore octopamina nello scarafaggio, che è coinvolto nell'avvio del movimento spontaneo. Dopo il blocco di questo, l'insetto è ancora capace di muoversi, ma senza poter dirigere il proprio corpo, che si muove a caso. Questo consente alla vespa di poterlo catturare comodamente, senza che la vittima possa fuggire, trascinandolo per le antenne fino ad un rifugio tranquillo, dove poterlo divorare ed usare per la sua riproduzione. Non è comunque un comportamento nuovo per questi insetti. La Ampulex compressa ad esempio sembra attui lo stesso comportamento, prima con una puntura come la Dementor, poi con un'altra in testa, per trascinare via il corpo che non può scappare, perché faccia da dispensa di cibo per le sue larve.
Il nome a questa nuova specie di è stato attribuito dal Museum für Naturkunde di Berlino che ha istituito un sondaggio, notando una certa somiglianza dell'insetto con quegli esseri che terrorizzano Harry Potter ed i suoi compagni di avventure. La specie è stato scoperta da Michael Ohl, Volker Lohrmann, Laura Breitkreuz, Lukas Kirschey e Stefanie Krause.
L'opportunità di nominare una nuova specie dovrebbe rafforzare la consapevolezza del pubblico sui problemi di conservazione della natura, secondo gli esperti, e così facendo dovrebbe aumentare la curiosità della gente sulla fauna negli habitat naturali locali e globali. Le altre nuove specie descritte nella relazione sono lo Phryganistria Heusii Yentuensis, il secondo più lungo insetto del mondo, più di 50 centimetri che è stato scoperto in Vietnam, e la Gracixalus Lumarius, una spinosa rana di colore cangiante, sempre dalla stessa zona. In tutto 139 nuove specie: 90 piante, 23 rettili, 16 anfibi, nove pesci ed un mammifero.

domenica 29 giugno 2014

L'EFFETTO ZOMBI ESISTE IN NATURA

Case distrutte, sudici cadaveri putrefatti che prendono vita, popolazioni trasformate in mandrie affamate di carne. Allertate gli allarmisti, allarmate gli allertati. No, non si tratta di uno scherzo alla Orson Welles: è tutto vero. O almeno, lo sarebbe se stessimo parlando di granchi. Per chi fosse convinto che l’immaginario zombie è e sarà per sempre incatenato agli schermi televisivi, ecco una smentita che di certo ha ben più valenza di un numero di The Walking Dead o di Dead Island: a dimostrarci che i morti-viventi esistono, è proprio Madre Natura. Per i granchi di tutto il mondo, l’apocalisse zombie, è iniziata dall’alba dei tempi.
La causa? Scordate gli Stati Uniti d’America ed i complotti NWO: si tratta della larva (femmina) di un crostaceo parassita dell’ordine dei Rizocefali, la Sacculina carcini. La larva, dell’ordine di pochi millimetri, si nasconde nelle profondità marine scandagliate dai granchi. Come la più infida delle belve, aspetta la mossa della sua futura vittima, celata da strati e strati di sabbia. D’improvviso, al pari di un famelico virus zombie, ghermisce la chela del crostaceo, la percorre rapidamente e, pochi istanti dopo, s’innesta nel sistema nervoso dell’ospite, accedendo ai gangli presenti nelle giunzioni dell’articolazione del “gomito”. Le cellule rilasciate dal parassita si annidano tra torace ed addome, iniziando a nutrirsi dall’interno, delle sostanze nutritive elaborate dall’apparato digerente dell’indifesa vittima.Quello che succede dopo, è degno delle più inchiostrate biro dell’horror: la Sacculina Carcini s’impossessa, nel vero senso del termine, del granchio, manipolandone completamente il sistema nervoso per via endocrina. Le funzioni vitali dell’ospite vengono piegate alle necessità di sopravvivenza del parassita: il granchio smette immediatamente di crescere, pulirsi, riprodursi e di rigenerare gli arti lesionati. La totalità del metabolismo dell’ospite è completamente impegnata nel sostentamento della Sacculina Carcini. Il granchio, pertanto, è vessato da una fame brutale e perpetua. Dopo circa nove mesi dall’infestazione, la Sacculina produce un sacchetto rigido esterno alla zona ventrale. Il granchio, se maschio, a questo punto, viene letteralmente castrato: il corpo inizia a generare ormoni femminili, trasformandolo, appunto, in un esemplare femminile in pochissimo tempo.
Tutto è pronto per la riproduzione del parassita, che induce il proprio ospite all’ospitare e partorire le uova fecondate. Quando le uova sono mature, il granchio, maschio o femmina che fosse in origine, comprime gentilmente la sacca per facilitare la fuoriuscita delle larve e agita le chele per favorirne la dispersione nell’acqua. La sacculina, avendo il completo dominio nervoso ed endocrino del granchio, continua a produrre uova per il resto della propria vita, fino all’interruzione delle funzioni vitali dell’ospite.
La Sacculina Carcini, al di là di facili conclusioni affrettate, non può essere ritenuto un parassita nocivo per il genere umano. Quest’ultimo, infatti, sceglie attentamente le proprie vittime e prospera solo in determinate condizioni favorevoli (come, ad esempio, nelle profondità marine).
Il panorama che si delinea ai nostri occhi, però, è ugualmente sconcertante. Un parassita simile, con eguali effetti e capacità, causerebbe una potenziale apocalisse zombie. Ancor più lugubre è l’impossibilità di contrastare con efficacia il dilagare di un organismo del genere, se non attraverso l’esportazione chirurgica.
Spesso, la Natura, può essere ben più orribile di un film dell’orrore.
nauplius

sabato 12 aprile 2014

NEANCHE LE PIANTE RIMANGONO SANE

Se avete giocato a The Last of Us e vi siete spaventati per le spore che trasformano le persone in zombie, sappiate che qualcosa di simile in natura esiste davvero.
Non c’è solo il fungo cordyceps, a cui il videogioco di Sony è ispirato, anche altre parassiti sono perfettamente in grado di prendere il controllo del corpo di piante e animali per far fare loro ciò che vogliono.
Un gruppo di scienziati del John Innes Centre in Gran Bretagna ha infatti scoperto che un batterio parassita può trasformare le piante in morti viventi.
Quando attacca il batterio cambia colore ai petali, trasformandoli dal bianco al verde e impedendo al fiore di produrre polline, costringendo il fiore ad autodistruggersi. Tecnicamente il fiore sembra vivo, ma è vivo solo perché serve all’agente patogeno, in senso evoluzionistico, è morta e non si riprodurrà.
Per diffondersi il batterio non solo cambia la struttura del fiore, ma attira insetti che succhiano la linfa così da essere trasportato su altre piante per continuare l’infezione.
Il giorno in cui qualche batterio deciderà che siamo abbastanza gustosi saremo finiti, poco ma sicuro.

zombie-plant02

domenica 2 febbraio 2014

VERMONT

Gli apicoltori del Vermont si trovano a fronteggiare una strana epidemia che colpisce le Api, un parassita sembra mutare il loro comportamento abituale. Il professore dell’università di San Francisco, John Hafernik ha esaminato per prima gli insetti ed ha appurato che la contaminazione arriva dalle mosche che arrivano nell’alveare e depositano li le loro uova. Sommando un insieme di fattori come il deposito delle uova di mosca, lo sbalzo di temperatura e l’infestazione di acari hanno contribuito a far mutare l’atteggiamento delle Api che sono state viste in volo anche di notte, cosa davvero strana.Gli apicoltori sono anche convinti che il loro non sia un caso isolato e che puo’ portare un serio problema per la produzione del miele. La notizia è stata riportata da excelsior.com. Vi terremo aggiornati su eventuali approfondimenti.
api

GLI USA INVASA DALLE API

Le api zombi, scoperte dai biologi circa un anno e mezzo fa nella zona di San Francisco, si sono diffuse in tutto il territorio degli USA. Secondo gli ultimi dati, hanno invaso lo Stato del Vermont nel nord-est del Paese.

La causa del guaio è una mosca parassita che deporre le uova direttamente nel corpo delle api, in seguito le larve nate mangiano la loro “dimora” da dentro. Le api colpite prima perdono l'orientamento nello spazio e si comportano come zombi, poi se ne vanno dagli alveari e muoiono.

Dell'estinzione delle api si parla da molti anni. Negli USA la loro popolazione è ridotta di due volte dal 1961.
пчелы улей мед

sabato 10 novembre 2012

I PARASSITI ZOMBI


Funghi, larve, vermi e parassiti rendono gli animali “zombie”. Scientific American scrive che i parassiti possono prendere il totale controllo del proprio ospite, influenzandone il comportamento ed i bisogni.Ad esempio un ragno “posseduto” da una larva di vespa tesse un bozzolo in cui il parassita si rifugerà dopo aver mangiato le interiore del suo ospite.Il verme piatto, invece, cresce all’interno delle lumache e quando è pronto ed infestare gli uccelli spinge le malcapitate a farsi mangiare a loro volta in un attacco “kamikaze”.Il meccanismo per cui gli organismi “posseduti” siano sotto il totale controllo dei parassiti è sconosciuto agli scienziati. David Hughes, ricercatore dell’università di Harvard, ha spiegato: “Non sappiamo come funzioni il meccanismo, ma ovviamente è di tipo chimico e coopera con un comportamento preesistente”.Insomma i parassiti che rendono “zombie” gli animali inducono nel loro ospite un comportamento che il ragno o la lumaca, ad esempio, “avrebbero avuto comunque ad un certo punto della propria vita”, spiega Edward Levri, professore associato di biologia dellaPennsylvania State University, “Solo che il comportamento si manifesta molto prima, con uno svantaggio per l’organismo ospite e beneficio per il parassita”.

sabato 15 settembre 2012

LE API...ZOMBI

Ultima news della settimana...poi me ne andro' a consumare qualche cibo avariato o marcio...Ormai l'epidemia ha infettato tutto il sistema infatti i ricercatori marcano le api attaccate dalle larve dei foridi per capire se escono di notte perché controllate dai parassiti o si suicidano per evitare di infettare la coloniaPer scoprire le ragioni di un bizzarro comportamento da "zombie" osservato in alcune api comuni (Apis mellifera), i ricercatori stanno marcando le api infettate con minuscoli trasmettitori radio.Quando vengono infettate dalle larve dei foridi, un tipo di mosca parassita, le api abbandonano i loro alveari di notte per ammassarsi vicino a fonti di luce, dove cominciano a girare insensatamente al suolo prima di morire.
È possibile che il parassita "controlli" le api obbligandole a lasciare gli alveari; un'altra ipotesi è che le api commettano un "suicidio altruistico" abbandonando la colonia per evitare di infettare le compagne, dice l'entomologo John Hafernik della San Francisco State University.
Hafernik si è imbattuto casualmente nelle api zombie lo scorso anno, mentre cercava insetti morti con cui nutrire insetti da laboratorio. Dopo aver raccolto una manciata di api sotto un semaforo del campus universitario, ha notato le larve che uscivano dai loro corpi.
Così, Hafernik e colleghi hanno iniziato a incollare sui dorsi di circa 500 api attaccate dalle larve minuscoli marcatori a radiofrequenza. Le api vanno e vengono dagli alveari passando attraverso un
tubo munito di scanner al laser che registra le uscite delle api e se queste ritornano o meno alla base.
I ricercatori sperano di scoprire così se le api infette lasciano l'alveare solo di notte, cosa che di solito le api non fanno; ciò farebbe propendere per l'ipotesi che le api siano "controllate" dai parassiti che le hanno attaccate.
Queste ricerche potrebbero inoltre contribuire allo studio della cosiddetta sindrome dello spopolamento degli alveari (SSA, in inglese CCD, cioè Colony Collapse Disorder), un fenomeno ancora poco conosciuto per cui le famiglie di api muoiono all'improvviso. La SSA/CCD è stata osservata per la prima volta nelle colonie di api dell'America del Nord nel 2006.
"Che dietro questo fenomeno vi siano le larve è ancora soltanto una vaga ipotesi", sottolinea Hafernik. Ma le sue ricerche "potrebbero fare luce sui meccanismi che portano all'abbandono della colonia".
Nel frattempo, i ricercatori chiedono a tutti un aiuto per mappare la diffusione dei parassiti inviando foto di "api zombie" al sito: ZomBeeWatch.org.insetti,zombie

domenica 6 maggio 2012

LE RITORNANTI FORMICHE!

Una formica-zombie con il fungo che le esce dalla testa (David Hughes, Penn State University)MILANO - Gli zombie esistono, ma sono formiche. Le formiche carpentiere (Camponotus leonardi), una specie tropicale, vengono infestate da un fungo (Ophiocordiceps unilateralis). Il sistema nervoso centrale degli insetti viene attaccato, queste perdono il loro autocontrollo e in pratica vengono trasformate in zombie che vanno a morire in massa (20-30 corpi in un metro quadrato) in aree dove il fungo può prosperare nelle condizioni ottimali. La scoperta di questa infestazione che rende un film come Alien una favola per bambini è dello scorso anno. Ma alcuni giorni fa è stata fatta una scoperta - pubblicata sulla rivista scientifica Plos One - ancora più incredibile: il fungo zombie è a sua volta infestato da un altro fungo, che in pratica salva le formiche.
BRUTTA FINE - Le formiche carpentiere infestate dall'O. unilateralis fanno una brutta fine. Oltre ad attaccare il sistema nervoso centrale, il fungo infetta anche i muscoli. Gli studiosi - analizzando le formiche che vivono sulla copertura forestale in Thailandia - avevano scoperto che, a differenza delle formiche sane che raramente lasciano la fila, quelle infestate sembrano procedere a caso e non trovano più la strada del formicaio. Inoltre le contrazioni muscolari le fanno cadere dagli alberi. Al suolo la temperatura è minore e l'umidità maggiore: le condizioni ottimali per il fungo. Una volta cadute, quando le formiche cercano di mordere la nervatura centrale delle foglie, il fungo determina la contrazione dei muscoli mandibolari in modo che le formiche restino attaccate alle foglie. Così lentamente muoiono e dalla loro testa spunta l'organo del fungo dal quale si propagano le spore.
FUNGO ANTI-FUNGO - La nuova scoperta è che l'O. unilateralis è a sua volta parassitato da un altro fungo, che ne impedisce la propagazione delle spore e quindi in ultima analisi fa diminuire la possibilità che le formiche carpentiere ne vengano contagiate. Gli studiosi hanno visto infatti che solo il 6,5% delle spore del fungo-zombie parassitato dall'altro fungo risulta vitale, limitando la diffusione del fungo-zombie.

domenica 19 febbraio 2012

Pesci "zombie" al parco marino di Jesolo

Nuovi inquilini sono arrivati al SeaLife, il parco marino di Jesolo. Zombie Party è la nuova area che racchiude sei vasche per ospiti "terrificanti" tra cui i piranha, le rane blu dal pungiglione velenoso o le murene a nido d’ape, pesci palla mappa e pesci ananas. A partire da febbraio, si potranno ammirare da vicino e in totale sicurezza creature marine uniche, conoscerne abitudini e stili di vita, e scoprire particolari intriganti sul loro conto. “E’ bello ogni anno avere una novità da presentare al pubblico grazie al fatto che siamo un network mondiale di acquari” dice Monica Soldà, responsabile del reparto biologico del parco, “ed è una bella sfida anche per noi prendersi cura di animali sempre diversi, con caratteristiche ed esigenze nuove: l’alimentazione dei piranha o la cura degli anfibi, a cui non siamo abituati, sarà senz’altro un momento particolare della giornata, e saremo felici di mostrare al pubblico anche il nostro lavoro, che normalmente rimane dietro le quinte”