Novità per far alzare la tensione attraverso suspense. horror e
splattermania nel ciclo "Lunedì da paura!" promosso da Bloodbuster,
RaroVideo/Minerva, Midnight Factory/KochMedia, e dalla sala che ospita
le proiezioni, Il Cinemino. Appuntamenti fissati per tre lunedì di luglio, sempre dalle ore 20 con opere tutte restaurate. Partenza lunedì 16
con serata dedicata a David Cronenberg. Introduce Claudio Bartolini, e
alle 20.20 recupero dell'edizione originale del 1978, sottotitolata in
italiano, "Brood-La covata malefica" (foto). Alle 22, trionfo splatter
per un'altra copia in originale con sottotitoli italiani, "Scanners"
(1981). Lunedì 23 brividi di casa nostra con film di
Mario Bava, presentati da Roberto Pisoni. alle 20.20 "Cani arrabbiati"
(1974), quasi interamente girato su un'auto, e con un ottimo Don Backy.
Alle 22 l'inquietante "Reazione a catena" (1971). Lunedì 30,
Violetta Bellocchio presenta il suo nuovo romanzo "La festa nera" (ed.
Chiarelettere) e due stracult di George A. Romero, alle 20.20 "La notte
dei morti viventi" (ed. or., sott. italiani, 1968), e alle 22, ancora un
originale sottotitolato, "Zombi" (1978).
Il mondo dei vivi è stato dominato dai "ritornanti".Questo spazio web opererà ogni ora affinche i sopravissuti verrano informati sugli svolgimenti della situazione apocalittica e dei punti sicuri(se esisteranno ancora...)
lunedì 16 luglio 2018
domenica 24 giugno 2018
ATTENZIONE A FARE L'AMORE CON UN INFETTO
Prima ancora del titolo introduttivo, troviamo la giovane omosessuale Samantha alias Najarra Townsend,
che, in crisi con la propria compagna, dopo essersi ubriacata durante
una festa finisce per consumare un rapporto non protetto con un
misterioso individuo conosciuto sul postoCon una narrazione che, da questo momento in poi, comincia ad essere
scandita da didascalie riportanti il numero dei giorni che passano, Contracted Phase I (2013) di Eric England si
presenta in maniera evidente in qualità di allegoria-denuncia in salsa
zombesca nei confronti dei pericoli legati all’accoppiamento senza
precauzioni.
Perché, man mano che troviamo in scena anche la Caroline Williams di Non aprite quella porta parte 2 (1986) nei panni della madre della protagonista, quest’ultima comincia ad avvertire disturbi destinati a manifestarsi progressivamente, dall’eccessiva perdita di sangue mestruale alle eruzioni cutanee, fino alla perdita di denti, capelli e unghie.
E non risultano assenti neppure vomitate di liquido rosso nel corso della quasi ora e venti di visione che, efficacemente orchestrata tra lenti ritmi di narrazione e momenti di disgusto a base delle degenerazioni corporee appena citate, va tranquillamente a classificarsi nel filone dello zombismo realisticamente raccontato come malattia, di cui fanno parte, tra gli altri, I, zombie (1998) di Andrew Parkinson e Zombie honeymoon (2004) di David Gebroe.
Quasi ora e venti di visione che, con qualche uccisione tirata in ballo nella sua parte conclusiva, mai vista nelle sale cinematografiche italiane viene resa disponibile direttamente su supporto blu-ray da Koch Media nella sua collana Midnight Factory, attraverso una limited edition a doppio disco che, dispensatrice nel primo del film e di una sezione extra costituita da trailer e diciassette minuti di making of, offre nel secondo il sequel Contracted Phase II (2015), diretto da John Forbes.
Sequel a proposito di cui il regista osserva: “Vedevo Contracted Phase I e Contracted Phase II come Alien e Aliens scontro finale. Nel primo capitolo tutto ruotava intorno alla tensione: non sapevamo che cosa stesse succedendo a Samantha. Invece quel che succede a Riley, ora lo sappiamo, la malattia ha una progressione precisa e inarrestabile. Il gatto era ormai saltato fuori dalla borsa, quindi si doveva giocare a carte scoperte”.
Fuori dai giochi Samantha, infatti, in questa continuazione si riparte direttamente dal finale del capostipite e ci si concentra sul Riley che, interpretato da Matt Mercer, rientra tra le persone contagiate dalla ragazza.
Mentre qualche breve flashback provvede a rinfrescare la memoria su ciò che è accaduto, però, cambia anche la modalità di svolgimento del plot, in quanto, sebbene anche qui non manchino di essere immortalati i sintomi del morbo, con tanto di urinate all’emoglobina perdite di pus e vermi dalla pelle, viene privilegiato il movimento, tanto che l’insieme non cela un certo respiro da thriller.
Perché, se da un lato abbiamo il nuovo infetto che s’impegna a rintracciare i responsabili dell’epidemia per evitare che il virus si propaghi ulteriormente tra Los Angeles e il resto del mondo, dall’altro, alla maniera di un serial killer, torna in scena colui che contaminò Samantha.
Senza contare il fatto che, con il coinvolgimento di qualche altro zombi, vaghi echi da Il silenzio degli innocenti (1991) vengano suggeriti dalla presenza di un’investigatrice che porta avanti le indagini… per approdare ad un’ultima sorpresa posta nei titoli di coda, ma soltanto dopo aver assistito alla serrata sequenza in ospedale atta a chiudere un secondo episodio qui accompagnato dal trailer.
Perché, man mano che troviamo in scena anche la Caroline Williams di Non aprite quella porta parte 2 (1986) nei panni della madre della protagonista, quest’ultima comincia ad avvertire disturbi destinati a manifestarsi progressivamente, dall’eccessiva perdita di sangue mestruale alle eruzioni cutanee, fino alla perdita di denti, capelli e unghie.
E non risultano assenti neppure vomitate di liquido rosso nel corso della quasi ora e venti di visione che, efficacemente orchestrata tra lenti ritmi di narrazione e momenti di disgusto a base delle degenerazioni corporee appena citate, va tranquillamente a classificarsi nel filone dello zombismo realisticamente raccontato come malattia, di cui fanno parte, tra gli altri, I, zombie (1998) di Andrew Parkinson e Zombie honeymoon (2004) di David Gebroe.
Quasi ora e venti di visione che, con qualche uccisione tirata in ballo nella sua parte conclusiva, mai vista nelle sale cinematografiche italiane viene resa disponibile direttamente su supporto blu-ray da Koch Media nella sua collana Midnight Factory, attraverso una limited edition a doppio disco che, dispensatrice nel primo del film e di una sezione extra costituita da trailer e diciassette minuti di making of, offre nel secondo il sequel Contracted Phase II (2015), diretto da John Forbes.
Sequel a proposito di cui il regista osserva: “Vedevo Contracted Phase I e Contracted Phase II come Alien e Aliens scontro finale. Nel primo capitolo tutto ruotava intorno alla tensione: non sapevamo che cosa stesse succedendo a Samantha. Invece quel che succede a Riley, ora lo sappiamo, la malattia ha una progressione precisa e inarrestabile. Il gatto era ormai saltato fuori dalla borsa, quindi si doveva giocare a carte scoperte”.
Fuori dai giochi Samantha, infatti, in questa continuazione si riparte direttamente dal finale del capostipite e ci si concentra sul Riley che, interpretato da Matt Mercer, rientra tra le persone contagiate dalla ragazza.
Mentre qualche breve flashback provvede a rinfrescare la memoria su ciò che è accaduto, però, cambia anche la modalità di svolgimento del plot, in quanto, sebbene anche qui non manchino di essere immortalati i sintomi del morbo, con tanto di urinate all’emoglobina perdite di pus e vermi dalla pelle, viene privilegiato il movimento, tanto che l’insieme non cela un certo respiro da thriller.
Perché, se da un lato abbiamo il nuovo infetto che s’impegna a rintracciare i responsabili dell’epidemia per evitare che il virus si propaghi ulteriormente tra Los Angeles e il resto del mondo, dall’altro, alla maniera di un serial killer, torna in scena colui che contaminò Samantha.
Senza contare il fatto che, con il coinvolgimento di qualche altro zombi, vaghi echi da Il silenzio degli innocenti (1991) vengano suggeriti dalla presenza di un’investigatrice che porta avanti le indagini… per approdare ad un’ultima sorpresa posta nei titoli di coda, ma soltanto dopo aver assistito alla serrata sequenza in ospedale atta a chiudere un secondo episodio qui accompagnato dal trailer.
L'APOCALISSE E' ARRIVATA
L’apocalisse è arrivata dal 28 al 30 Giugno con STELLE DI FUOCO il più grande appuntamento pirotecnico d’Italia, il Campionato Italiano Fuochi d’Artificio da Oscar, che illuminerà con sbalorditivi fuochi artificiali il cielo di Cinecittà World per tre serate indimenticabili, in occasione del ponte festivo capitolino dei Ss. Pietro e Paolo.
L’avvincente sfida di fuoco, tra i migliori maestri pirotecnici italiani, è un appuntamento che finalmente porta la città di Roma a competere con i festival pirotecnici delle altre capitali mondiali, per regalare ai cittadini tre notti all’insegna dell’emozione e del divertimento!
Questa prima edizione, nel Parco Divertimenti del Cinema e della Tv si presenta come una irrinunciabile opportunità per tutte le famiglie e gli appassionati che, oltre ai fuochi d’artificio, potranno godersi la variegata offerta di attrazioni del Parco Cinecittà World, nonchè prima
delle gare pirotecniche vivere la Zombie Experience dove gli zombi usciranno dagli schermi.
Per l’evento Stelle di Fuoco è previsto un biglietto speciale di soli € 10,00 per l’ingresso a Cinecittà World a partire dalle ore 19.00, valido per ognuna delle serate del 28, 29 o 30 giugno che comprende tutti le attrazioni e spettacoli del Parco, compresa la Zombie Experience e la
visione delle eccezionali gare pirotecniche.
I bambini alti fino a 1 metro per questa occasione entreranno GRATIS.
I fantasmogorici spettacoli di fuochi d’artificio esalteranno i valori artistici raggiunti dalla pirotecnia moderna, coniugando arte e tecnologia ai massimi livelli, presentando le straordinarie performances dei più grandi Maestri italiani, impegnati a realizzare spettacoli di fuochi d’artificio di grande impatto emozionale. Multi postazioni di lancio sincronizzate, partenze simultanee radiocomandate, migliaia di colpi e fantastiche coreografie di luci e colori che culmineranno in un finale apocalittico. Irripetibili opere che regaleranno al pubblico divertimento e stupore nell’emozione unica di ammirare, a distanza ravvicinata ma in tutta sicurezza, l’accensione di tonnellate di fuochi d’artificio che raggiungeranno ampiezze di oltre
300 mt.
Protagoniste della manifestazione solo “made in Italy” , aziende pirotecniche italiane riconosciute a livello internazionale, che metteranno in scena sfide sensazionali per conquistare l’ambito trofeo.
La Giuria di Qualità, giudicherà gli spettacoli e decreterà il Vincitore, durante la serata finale.
Ma anche tu potrai partecipare e diventare giudice votando direttamente lo spettacolo migliore per poter assegnare il premio del pubblico.
Ogni sera due mega spettacoli in gara dalle ore 22,30 con il seguente programma:
– il 28 giungo 2018
Luigi Di Matteo Fireworks Event (Napoli) vs Raffaele Pyrotech (Roma)
– il 29 giugno 2018
Chiarappa Italian Fireworks Team (Foggia) vs Vaccalluzzo in arte “ Zio Piro” (Catania)
– il 30 giugno 2018
L’artificiosa F.lli Di Candia (Salerno) vs Nanna Fireworks (Pisa)
Info ticket www.stelledifuoco.com

XBOX PER UNA DIFESA CONTRO GLI ZOMBI
Nelle scorse ore Awesome Games Studio ha reso disponibile Yet Another Zombie Defense HD per Xbox One.
Quest’ultimo,
già uscito su Steam ad agosto dello scorso anno, ci vedrà combattere
contro orde di zombi affamati, da soli o in compagnia con meccaniche da
tower defense, come la possibilità di preparare anzitempo le difese, ma
anche caratteristiche distintive come vagonate di armi e uno stile
scanzonato, in tre modalità differenti: Difesa, Endless e Dominio.Yet Another Zombie Defense HD è disponibile ora su Xbox One.
sabato 9 giugno 2018
GARAGE
Quando a marzo è stato annunciato un nuovo twin stick shooter in esclusiva per Nintendo Switch,
in molti si stavano già preparando a pregustare già un prodotto
sgargiante, vivace e coloratissimo, e invece, appena due mesi dopo, ci
si ritrova di fronte ad un incubo fatto di sporchi pixel grondanti di
sangue. Garage è la storia di uno storditissimo spacciatore di
droga, risvegliatosi senza memoria nel bagagliaio di un'auto distrutta,
al buio intermittente tipico degli autosilos sotterranei, circondato da
sangue, topi e budella, nel pieno di un'apocalisse zombi.
Nato dalle menti di TinyBuild Games (Party Hard, Hello Neighbor), il nuovo indie game ad approdare sulla console ibrida Nintendo è la dimostrazione di come il parco giochi di Switch si stia facendo sempre più vario ed imprevedibile.
Sebbene permanga un certo gusto per uno sfrontato humor nero, ormai marchio di fabbrica di gran parte dei prodotti del piccolo team di Seattle, Garage si mostra ben presto più cupo e "maturo" rispetto alle precedenti produzioni, ci propone un 2D volutamente grezzo e spigoloso, con tanto di scanlines, ci mette di fronte una visuale top-down, sporcata da un filtro VHS degno della quarta copia pirata di un b-movie degli anni ‘90, e azzarda anche una malcelata strizzatina d'occhio ad Hotline Miami, il ben noto capolavoro di Söderström e Wedin.
È una storia che non si risparmia nessuno dei cliché del genere zombesco, compresi loschi esperimenti segreti, eccentrici scienziati egomaniaci, contorti complotti attorno ad intoccabili corporazioni militarizzate, famelici cani non-morti a due teste, zombie sovrappeso avvolti da verdi nubi di gas putrescente, furbissimi compagni d'avventura che propongono di dividersi per ispezionare meglio la zona; tuttavia riesce, in qualche modo, a tenere viva l'attenzione del giocatore, almeno sulla trama, un po' per l'insolita natura del protagonista, un po' per tutta una serie di espedienti narrativi atti ad inoculare, attraverso passaggi ed elementi piuttosto surreali, un dubbio sull'intera faccenda, quello che si tratti di uno dei più epici bad trip che la storia delle sostanze psicotrope ricordi.
Dal primo all'ultimo minuto di gioco, questo Garage bombarda il giocatore con un enorme quantitativo di stimoli audiovisivi, sapientemente scelti fra i più molesti e disturbanti, si dimostra capace di costruire il giusto ambiente sul quale proiettare le ombre bidimensionali dei non-morti, e si rivela in grado di dosare ottimamente gli ingredienti per creare il giusto intruglio da dare in pasto ad ogni categoria esistente di nostalgici, eppure non riesce in alcun modo a nascondere i vistosi tentennamenti del gameplay.
Parliamo in primo luogo di un sistema di puntamento tra i più imprecisi mai visti in un twin stick shooter: se nelle prime battute il problema è nascosto dalla prevalenza dei combattimenti corpo a corpo, quando si tratta di abbattere i nemici sulla lunga distanza, quando si rende necessario far rapidamente capolino dai corridoi o dalle entrate, il puntamento ci appare mal progettato, impacciato, semplicemente inadeguato; inutile dire che le levette analogiche dei joycon Nintendo, con la loro breve corsa, non fanno che sottolineare impietosamente simile mancanza.
Se a questo si aggiunge la lentezza dei caricamenti, il vistoso singhiozzare dell'azione durante i salvataggi automatici e una drammatica collezione di scelte infelici nel battle design (combattimenti coi ratti in primis), è presto chiaro quanto il nuovo lavoro di TinyBuild rischi di sembrare un completo disastro per i fan del genere.
È la frustrazione, quindi, il vero orrore di Garage, che riesce ad insidiarsi anche in passaggi potenzialmente memorabili ed assale il giocatore ogni volta che, in stato di grazia, riesce a coordinarsi perfettamente per battere i nemici sul tempo, ma finisce poi per essere tradito da un mirino che schizza inesorabilmente verso il muro opposto. È un vero peccato, perché è evidente il talento del piccolo studio di Seattle nel creare la giusta atmosfera, forte di una colonna sonora più che godibile e un'ottima campionatura audio, oltre che di un'apprezzabile resa finale della pixel art.
Nato dalle menti di TinyBuild Games (Party Hard, Hello Neighbor), il nuovo indie game ad approdare sulla console ibrida Nintendo è la dimostrazione di come il parco giochi di Switch si stia facendo sempre più vario ed imprevedibile.
Sebbene permanga un certo gusto per uno sfrontato humor nero, ormai marchio di fabbrica di gran parte dei prodotti del piccolo team di Seattle, Garage si mostra ben presto più cupo e "maturo" rispetto alle precedenti produzioni, ci propone un 2D volutamente grezzo e spigoloso, con tanto di scanlines, ci mette di fronte una visuale top-down, sporcata da un filtro VHS degno della quarta copia pirata di un b-movie degli anni ‘90, e azzarda anche una malcelata strizzatina d'occhio ad Hotline Miami, il ben noto capolavoro di Söderström e Wedin.
È una storia che non si risparmia nessuno dei cliché del genere zombesco, compresi loschi esperimenti segreti, eccentrici scienziati egomaniaci, contorti complotti attorno ad intoccabili corporazioni militarizzate, famelici cani non-morti a due teste, zombie sovrappeso avvolti da verdi nubi di gas putrescente, furbissimi compagni d'avventura che propongono di dividersi per ispezionare meglio la zona; tuttavia riesce, in qualche modo, a tenere viva l'attenzione del giocatore, almeno sulla trama, un po' per l'insolita natura del protagonista, un po' per tutta una serie di espedienti narrativi atti ad inoculare, attraverso passaggi ed elementi piuttosto surreali, un dubbio sull'intera faccenda, quello che si tratti di uno dei più epici bad trip che la storia delle sostanze psicotrope ricordi.
Dal primo all'ultimo minuto di gioco, questo Garage bombarda il giocatore con un enorme quantitativo di stimoli audiovisivi, sapientemente scelti fra i più molesti e disturbanti, si dimostra capace di costruire il giusto ambiente sul quale proiettare le ombre bidimensionali dei non-morti, e si rivela in grado di dosare ottimamente gli ingredienti per creare il giusto intruglio da dare in pasto ad ogni categoria esistente di nostalgici, eppure non riesce in alcun modo a nascondere i vistosi tentennamenti del gameplay.
Parliamo in primo luogo di un sistema di puntamento tra i più imprecisi mai visti in un twin stick shooter: se nelle prime battute il problema è nascosto dalla prevalenza dei combattimenti corpo a corpo, quando si tratta di abbattere i nemici sulla lunga distanza, quando si rende necessario far rapidamente capolino dai corridoi o dalle entrate, il puntamento ci appare mal progettato, impacciato, semplicemente inadeguato; inutile dire che le levette analogiche dei joycon Nintendo, con la loro breve corsa, non fanno che sottolineare impietosamente simile mancanza.
Se a questo si aggiunge la lentezza dei caricamenti, il vistoso singhiozzare dell'azione durante i salvataggi automatici e una drammatica collezione di scelte infelici nel battle design (combattimenti coi ratti in primis), è presto chiaro quanto il nuovo lavoro di TinyBuild rischi di sembrare un completo disastro per i fan del genere.
È la frustrazione, quindi, il vero orrore di Garage, che riesce ad insidiarsi anche in passaggi potenzialmente memorabili ed assale il giocatore ogni volta che, in stato di grazia, riesce a coordinarsi perfettamente per battere i nemici sul tempo, ma finisce poi per essere tradito da un mirino che schizza inesorabilmente verso il muro opposto. È un vero peccato, perché è evidente il talento del piccolo studio di Seattle nel creare la giusta atmosfera, forte di una colonna sonora più che godibile e un'ottima campionatura audio, oltre che di un'apprezzabile resa finale della pixel art.
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