domenica 25 ottobre 2015

ESTINZIONE

Istinto, abilità, coraggio e, soprattutto speranza: sono questi gli ingredienti fondamentali per sopravvivere in difficili situazioni dove l’ordine naturale è minato da eventi catastrofici su scala mondiale, provocati da virus mortali capaci di ridurre ai minimi termini la presenza umana sul pianeta. È allora fondamentale aggrapparsi alla vita con ogni mezzo possibile, così come fanno i protagonisti di Extinction – Sopravvissuti, film horror di stampo iberico, diretto da Miguel Ángel Vivas, dal 23 settembre disponibile in edizione DVD, distribuito dalla Universal Pictures Italia. La pellicola, sceneggiata da Alberto Marini e interpretata, tra gli altri, dalla stella di Lost, Matthew Fox, è la trasposizione cinematografica del racconto horror Y pese a todo ed è ambientata ad Harmony, un innevato paesino statunitense, dove hanno trovato riparo Patrick, la piccola Lu e Jack. Il terzetto, apparentemente al sicuro, grazie alle ostili condizioni atmosferiche che sembrano tenere lontani gli infetti, saranno presto costretti a fare di nuovo i conti con l’orrore, che lo stesso regista ci mostra in uno struggente ed emozionante incipit.
In occasione dell’uscita in Home Video di Extinction – Sopravvissuti, compiamo un breve excursus nel cinema di genere, in particolare horror e fantascienza, alla ricerca delle pellicole più indicative che hanno saputo raccontare delle epidemie, costruendo un immaginario apocalittico che ha trovato terreno fertile nel cuore del pubblico, indebolito delle proprie sicurezze in una società dove virus e malattie hanno provocato dolore e morte.
Partiamo da un grande classico come La notte dei morti viventi, dove l’epidemia è provocata dall’inspiegabile ritorno in vita dei defunti, ghiotti di carne umana.
Il film, uscito nel 1968, divenne in breve tempo un cult e fece da vero e proprio apripista agli zombie movie, nonostante non fu la prima pellicola a trattare il ritorno in vita dei non morti. Il canovaccio ideato dal regista George A. Romero ha subito nel corso degli anni numerosi saccheggi pur mantenendo un fascino immutato,  grazie anche alla non troppo velata critica della società americana dell’epoca, dimostrando come anche il genere horror, spesso relegato a cinema di serie B, potesse imporsi come specchio della condizione umana, tra arroganza, debolezza e paura.
In fondo sono gli stessi umani a decidere il proprio destino e in un eccesso di libero arbitrio si può incorrere in tragici errori di valutazione, come in 28 giorni dopo, film diretto nel 2002 dal regista Premio Oscar, Danny Boyle.  
Nella fase iniziale del film, il cineasta britannico ci mostra le prime fasi dell’epidemia, provocata da un gruppo di animalisti responsabili della liberazione di alcune scimmie alle quali era stato somministrato un virus simile alla rabbia. I risultati del loro gesto sono presto visibili, quando Boyle ci mostra, tra sapienti inquadrature, una Londra completamente deserta in un contesto surreale ma molto affascinante.
È ancora l’agire incauto dell’uomo a provocare un’epidemia su larga scala in Resident Evil, film diretto da Paul W.S. Anderson nel 2004 e ispirato all’omonima serie di videogiochi prodotta dalla Capcom.
Ambientato nell’immaginaria Raccoon City, Resident Evil racconta con abilità e successo, testimoniato dalla longevità della saga non ancora arrivata alla conclusione, un’apocalisse provocata dalle sperimentazioni di un’importante casa farmaceutica impegnata nella ricerca – illegale – di armi batteriologiche. Da uno di questi esperimenti nasce il T-Virus, ottenuto con una combinazione del DNA delle sanguisughe. Seppur confinato in uno scenario cinematografico, e quindi di finzione, il T-Virus spaventa perché frutto dell’avidità e della follia umana, due caratteristiche fin troppo “reali”. Non ci stupiamo, allora, nell’ assistere alle oscure brame di potere di grosse aziende capaci di dialogare con i governi e incidere, anche in maniera piuttosto ambigua, sui destini di uno stato e del mondo intero.
I virus, infatti, possono propagarsi velocemente e con esiti drammatici, come ci insegna la coppia di registi spagnoli Jaume Balagueró e Paco Plaza, autori di REC, brillante mockumentary horror, sottogenere del cinema dell’orrore reso celebre da The Blair Witch Project, dove lo sviluppo del virus è condito con un’interessante chiave di lettura religiosa grazie agli espedienti del found footage e un finale aperto dove molto è svelato allo spettatore, compresi i non propri ortodossi metodi di un medico del Vaticano che, per curare un presunto caso di possessione demoniaca, creò un vaccino instabile e altamente pericoloso.
Gli eventi del primo film, e del sequel REC 2, sono narrati in prima persona dagli angusti spazi di un tetro palazzo nel centro di Barcellona, mentre nel terzo film, e soprattutto nel quarto, vengono mostrati gli effetti incontrollabili del virus, sfuggito alle misure di quarantena imposte dal governo spagnolo.
Abbiamo parlato esclusivamente di virus ed epidemie che dimostrano come il pericolo arrivi dai non morti, eppure non sempre è così, basti ricordare The Road, che con le pellicole già analizzate non sembra avere particolari legami, se non fosse per quel maledetto e disperato paesaggio post apocalittico di una terra ormai ridotta a un gigantesco e freddo deserto. Qui il pericolo arriva dagli stessi umani che, in condizioni disperate, danno sfogo ai più bassi e violenti istinti, fino al cannibalismo. Il film racconta la commovente lotta per la sopravvivenza di un padre con il suo bambino, nel malinconico  scenario di un mondo alla deriva, come in  Io sono leggenda, pellicola diretta da Francis Lawrence nel 2007 e terzo adattamento cinematografico del romanzo omonimo di Richard Mateson. Il protagonista del film – Will Smith – è un virologo militare, unico superstite di una gigantesca epidemia provocata dal virus del morbillo geneticamente modificato e utilizzato per curare il cancro.  Ed è qui che torniamo a credere negli esseri umani, grazie all’abnegazione di un uomo solo al mondo alla ricerca di una cura che forse non servirà mai a nessuno.
Un’altra evidente e riconosciuta caratteristica del cinema dell’orrore è  la capacità di adattamento e rinnovamento, sempre aperto a possibili contaminazioni, anche con generi apparentemente agli antipodi, come la commedia. Non stupisce, allora, un prodotto come L’alba dei morti dementi, brillante horror comedy inglese creata da Simon Pegg, qui nei panni di Shaun, un modesto trentenne ritrovatosi, suo malgrado, a guidare un gruppo di superstiti in fuga da un’orda di non morti.
Un eroe per caso, come Columbus, protagonista di Benvenuti a Zombieland, altro mirabile esempio di commedia a tinte horror. In questo film, dagli scenari apocalittici riempiti con irresistibili gag, l’epidemia è stata provocata dal morbo della mucca pazza, così come fu ribattezzata una malattia degenerativa che colpiva i bovini e che nei primi anni del duemila provocò una vera psicosi collettiva. Forse anche esagerata.
La passione cinematografica per virus, epidemie e zombie, infine, ha trovato riscontro anche sul piccolo schermo, grazie alla Serie TV The Walking Dead, ideata dal regista Frank Darabont e ispirata agli omonimi fumetti di Robert Kirkman, produttore esecutivo del programma. Giunta ormai alla sesta stagione, senza mai chiarire le origini del contagio, The Walking Dead racconta la quotidiana lotta per la sopravvivenza di un gruppo di persone guidate da un ex sceriffo della Georgia.  
Narrare di virus “fantasiosi” aiuta lo spettatore, cullato e al sicuro all’interno di rassicuranti sale cinematografiche o nel focolare domestico, eppure gli eventi storici del passato testimoniano come i rischi di un’epidemia, di qualsiasi tipo, siano concreti e minacciati dagli uomini stessi, con il rischio di attacchi batteriologici, e non solo, sempre vivi. Allora, forse, saranno gli zombie a dover temere gli umani e la loro autoproclamazione a esseri onnipotenti.
 

L'INVERNO DELLA MORTE

Gli zombi non mollano. La loro inesorabile avanzata prosegue inarrestabile: film cinematografici, serie televisive, videogiochi, fumetti e giochi da tavolo pullulano di questi famelici esseri sempre pronti a divorarsi un buon cervello. In un tale marasma d'offerta è facile trovare prodotti non all'altezza dei grandi classici che hanno dato lustro a questo sottogenere, ma capita anche di incappare in qualche perla su cui merita puntare i riflettori.
E' il caso di Dead of Winter, un gioco che coniuga alta qualità nel concept, nelle dinamiche interne e nella confezione. Prodotto e distribuito dalla Raven, il gioco ha un chiaro rimando alla ben nota saga di The Walking Dead. In entrambi al centro dell'attenzione ci sono le dinamiche di un gruppo di superstiti alla disperata ricerca della sopravvivenza di fronte a orde di morti viventi pronti a cogliere il primo errore per divorarli. Per vincere il gioco sarà necessario portare a termine sia la missione collettiva che quella individuale. Proprio questo aspetto crea la maggior difficoltà del gioco: soddisfare entrambi i requisiti non è affatto facile, soprattutto visto che nel frattempo è necessario anche sopravvivere. Come se non bastasse esiste la possibilità che tra i partecipanti si celi anche un traditore, pronto a muoversi nell'ombra per sabotare i piani della colonia così da far fallire l'obiettivo di gruppo e raggiungere il proprio scopo personale.
Per difendersi da un eventuale sabotatore interno c'è la possibilità di esiliare un giocatore: qualora la maggioranza del gruppo punti il dito contro un membro, questi dovrà abbandonare per sempre la colonia e inizierà a giocare contro la stessa, quasi al pari del traditore.
Le meccaniche di gioco sono ben oliate e strutturate; la dinamica è alquanto completa ma non per questo complessa. Ogni giocatore inizia la partita con due sopravvissuti da gestire a cui potranno aggiungersene altri nel corso dello svolgimento. Sfruttando abilità particolari e diverse azioni possibili, questo muoverà, esplorerà, combatterà, smaltirà rifiuti o erigerà barricate impiegando in certi casi i dadi lanciati all'inizio del turno -e in certe circostanze anche con un determinato risultato- in altri un numero illimitato di azioni gratuite. A fine del round, quando tutti i giocatori avranno compiuto la propria sequenza di gioco, si procederà a verificare lo stato della colonia, a compiere le azioni degli zombie e a controllare se la mini-missione del round sia stata completata o meno -solitamente si tratta di accumulare un certo numero di particolari risorse-. Se il morale non è finito a zero e ci sono ancora turni disponibili o se l'obiettivo non è ancora stato raggiunto si procederà con il round successivo.
Dead of Winter si compone di elementi di qualità, a cominciare dalle carte presenti nella confezione arrivando ai cartoncini. Anche la grafica è ben curata, dando un tocco di classe agli elementi che identificano il prodotto. Una nota di merito spetta a tutti i personaggi, caratterizzati da una abilità speciale: questi sono ben evidenziati anche graficamente, lasciando che la peculiarità che li rispecchi sia spesso anche sottolineata nel disegno che li ritrae. Diverso discorso quello dei morti viventi, disponibili in una manciata di varianti. Nel complesso il prodotto di casa Raven si presenta con un ottimo equilibrio tra qualità e prezzo finale.
Il gioco è ben equilibrato: non è certamente semplice riuscire nella vittoria finale ma lo stesso livello di difficoltà e la durata della partita può essere calibrata in base alla carta obiettivo iniziale. Rivolto principalmente a giocatori esperti, Dead of Winter può essere apprezzato anche da occasionali partecipanti che vogliano sperimentare qualcosa che richieda una certa applicazione e tattica. Uno dei migliori titoli non solo a tema zombie ma anche in generale.
 dow

LA SEQUENZA CHE NON TI ASPETTI

Notizia davvero bomba per tutti gli appassionati del cinema di George A. Romero, padre della moderna zombologia cinematografica. Quando si pensava che ormai tutto fosse stato visto dei suoi capolavori, a cominciare da La notte dei morti viventi, il buon George fa un annuncio schock nel corso di una recente convention nel Mayland, rivelando che una vecchia copia di lavorazione in 16 millimetri di Night of the Living Dead, che si credeva perduta, è risbucata fuori con una dotazione di una decina di minuti in più rispetto a tutte le versioni del film che si erano finora viste. Questo brano sarebbe stato eliminato all’epoca non per volere del regista ma della distribuzione e conterrebbe – stando a quanti hanno riferito del Q&A con Romero – la più lunga scena con gli zombi di tutto il film, ambientata nella cantina della casa assediata. Difficile immaginare che cosa accadesse esattamente in questo segmento fantasma, ma sempre secondo quanto ha rivelato Romero, lo scopriremo presto, perché Martin Scorsese sta curando un restauro del prezioso 16 millimetri ritrovato.

domenica 18 ottobre 2015

CONSIGLI PER HALLOWEEN

Un costume da zombie per Halloween rappresenta certamente un’ottima scelta, un modo per sfoggiare un look spaventoso e senza tempo ma, di fatto, come si realizza? In effetti, a meno che non acquistiate un prodotto preconfezionato in un negozio che vende travestimenti, non è poi così scontato riuscire nell’impresa. In realtà, potreste indossare di tutto perché lo zombie è un ex essere umano che ora non ha più vita, insomma è un morto che cammina e che fa paura. Potrebbe essere chiunque, da un poliziotto a uno studente, da un pirata a un cantante. Tutto dipende da voi: in chi volete trasformarvi?Innanzitutto, dunque, vi conviene scegliere un personaggio così da avere chiaro in mente come dovreste vestirvi. Vi facciamo un esempio semplice ma efficace ovvero pensate a uno zombie chirurgo, che dovrebbe indossare il solito camice verde e la cuffietta: in questo caso non dovrete far altro che procurarvi un simile look, sporcarlo con macchie di sangue e anche rompere il tessuto qui e là. Il resto lo fa il make up e qualche trucco che potete acquistare nei negozi specializzati, come quelli che raffigurano ferite e morsi.
Il nostro, ovviamente, è solo un personaggio scelto tra tanti che, però, visto che ha una sua divisa è facilmente riconoscibile. Potreste scegliere un cantante e optare per un abbigliamento da rock star, trasformarvi in un carcerato, indossando dei vestiti a righe bianche e nere o magari tutto in arancione, oppure fare il giocatore di football preferendo una di quelle maglie scure con numero oversize sul petto e caschetto con mascherina. E come fare a cambiare questi personaggi in zombie? In questo caso serve il make up!
Per trasformarvi realmente in zombie dovete completamente cambiare il vostro viso. Per farlo vi consigliamo un trucco spaventoso per Halloween che abbia una base chiara, solitamente sui toni del biancastro o grigio chiaro, delle ferite o delle cicatrici disegnate sulle guance o sulla fronte.
Potete anche intensificare il tutto aggiungendo del sangue finto attorno alla bocca, con il quale potreste anche sporcarvi i vestiti. Con un bastoncino con ovatta potreste colorare i vostri denti di nero, con un colorante apposito, oppure potreste acquistare delle vere e proprie ferite da applicare sul viso o anche sulle mani. Insomma, date sfogo alla vostra immaginazione, vestirsi ad Halloween non è poi così complicato. Sfogliate la nostra gallery e guardate i migliori costumi da zombie e anche trucchi ai quali ispirarvi: vedrete, è più semplice di quanto crediate.

INFETTATO ANCHE IL GIOCO POKI

Halloween è alle porte, tra qualche settimana la festività più attesa da vampiri, non morti, streghe e zucche invaderà il nostro pianeta per un’intera giornata. Oggi siamo qui per parlarvi di Zombie Pop, un puzzle game incentrato sui non morti, disponibile GRATIS su Poki.
Zombie Pop è un puzzle game in cui nei panni di un pistolero, dovrete tracciare delle linee in una tabella, evidenziando il maggior numero di non morti dello stesso colore e tipo per farli esplodere a colpi di proiettili. In alto è presente il contatore del tempo e il punteggio, con la possibilità di mettere in pausa il gioco in qualsiasi momento e disattivare il sonoro.
Ogni qual volta concatenerete delle combinazioni, otterrete un bonus che moltiplicherà il vostro contatore di punti. Per giocare basterà cliccare con il mouse e trascinarlo sulla testa degli zombie sferici (che ricordano Puzzle Bubble) e rilasciare il pulsante. Se siete alla ricerca di un divertente passatempo allora Zombie Pop fa al caso vostro. E’ disponibile gratuitamente, non necessita di installare alcun software, non presenta banner pubblicitari ed è compatibile con tutte le versioni di Windows e tutti i browser.
In ogni livello dovrete far scoppiare “entro il tempo limite”,  il numero di zombie riportati nella parte superiore dello schermo per proseguire. Cosa aspetti?