domenica 13 ottobre 2013

L'OTTICA CHE INFETTA

“NecroFace” è un’applicazione per iPhone che trasforma tutte le facce di una foto in zombie dopo aver scattato una foto od averla scelta dal Rullino Fotografico o dall’album Facebook. L’applicazione rileva automaticamente ogni faccia presente in una foto, anche se molteplici, e le zombifica in base al loro aspetto e forma della testa, tutte in una volta. La tipologia di zombie potrà essere selezionata dopo che l’effetto verrà applicato, semplicemente premendo sulla faccia della persona zombificata.

Grazie alla collaborazione con lo studio make-up Jiyuro, l’app offre un make-up da zombie molto realistico. Oltre a questo, potrai inviare le tue immagini zombificate via email, così come condividerle via LINE, Facebook, Twitter, Instagram, ad altri ancora.

L’app è disponibile gratuitamente su App Store.

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necroface

SOPRAVIVVERE E' LA REGOLA

Ad una prima occhiata, How To Survive è esattamente quello che il titolo promette: una perfetta guida di sopravvivenza per l'apocalisse zombie. Dimenticatevi i temi seri ed il crudo realismo (se di realismo si può parlare riguardo ad un invasione di morti viventi) di The Walking Dead, così come della pessima piega che le serie horror più blasonate sembrano aver preso negli ultimi anni; affidatevi, invece, ai consigli di Kovac, deus ex machina e uomo copertina di How To Survive, ed in qualche modo riuscirete a scamparla.
Durante la prova con mano avvenuta negli uffici milanesi di Halifax Italia, sono stati molti i suggerimenti ironici che il misterioso personaggio-simbolo del nuovo titolo 505 Games ha elargito dall'interno della sua caratteristica tenuta antisommossa; per la verità, sin dalle prime schermate, è stata subito chiara l'intenzione degli sviluppatori di voler conferire all'intero titolo un'aria quasi da commedia-horror e, grazie alle particolari animazioni che illustreranno i tutorial di Kovac, ai continui richiami alle guide di sopravvivenza cartacee e ad un riuscitissimo design dei menù, questo primo obiettivo può già dirsi pienamente raggiunto.E' proprio dal menù principale a nostra disposizione che selezioniamo la prima delle modalità che compongono l'offerta ludica del titolo 505: il single player. Dopo aver selezionato il proprio personaggio (scelto tra una rosa composta da un classico 'average guy'/equilibrato, un'agile e veloce donzella ed un energumeno/tank) ci risveglieremo su una spiaggia tropicale solo per scoprire, di lì a poco, di essere tra gli ultimi superstiti di un naufragio che ha disperso i passeggeri della nave sulla quale viaggiavamo tra le isole di un arcipelago misteriosamente infestato da zombie. Da questo punto in poi, How To Survive ci metterà di fronte ad una serie di obiettivi da soddisfare, che in questa prima fase di gioco avranno anche il compito di introdurci alle varie dinamiche e funzionalità di inventario ed oggetti. Esplorando la prima delle quattro isole a disposizione scopriamo come gli zombi, per quanto letali, non saranno gli unici nemici dai quali dovremo sfuggire; come detto, molta importanza è stata infatti posta nella componente survival del gameplay. Ne è un esempio l'aggiunta di indicatori supplementari rispetto a quello dell'energia del nostro avatar, grazie ai quali tenere sotto controllo aspetti altrettanto fondamentali per la sua incolumità come sete, fame e sonno."Dopo un'approfondita prova con mano, How To Survive sembra confermarsi il brillante ibrido tra action e survival horror che filmati e teaser ci avevano finora fatto intravedere" Per soddisfare tali esigenze, sparse per le aree di gioco, troveremo piante da raccogliere, pozze d'acqua potabile, animali da cacciare e case sicure nelle quali riposare (previa disinfestazione) le proprie stanche ossa. Porre scarsa attenzione a questi elementi significherà deambulare stanchi, assetati ed affamati, contro orde di zombi per i quali, le stesse esigenze, hanno smesso di rappresentare un problema già da tempo, portando ad ovvie ripercussioni sull'esito degli scontri. Durante il nostro test abbiamo potuto saggiare anche le fasi iniziali di un sistema di crafting che promette una profondità assolutamente degna di nota: possiamo già immaginare come nella versione definitiva di How To Survive, l'opzione 'Combina' si rivelerà tra le più utilizzate all'interno dell'inventario, che già da ora ci permette di creare in modo semplice e brillante frecce per il nostro arco ('lavorando' opportunamente con il nostro machete qualsiasi bastone raccolto dal suolo) o fucili a pompa artigianali (unendo viti e bulloni insieme ad un manico per arpione, una bombola da sommozzatore, ed altri elementi improvvisati). La costruzione di equipaggiamenti ed armature sarà lasciata totalmente nelle mani del giocatore, che potrà così decidere se sperimentare autonomamente le combinazioni più azzardate tra gli oggetti all'interno del proprio inventario, o aspettare di recuperare gli indizi sparsi per le mappe di gioco da Kovac e riguardanti il loro assemblaggio. La quantità di oggetti recuperabili già nelle fasi iniziali dell'avventura e le moltissime combinazioni a nostra disposizione permettono di intravedere, per questa parte di gameplay, un ruolo fondamentale nell'economia di gioco finale, aspetto molto positivo se analizzato alla luce dell'effettiva consistenza che già sin da ora dimostra. In attesa di potervi svelare, in sede di recensione, maggiori dettagli sulla varietà delle sezioni di combattimento (che riprendono a piene mani la struttura tipica dei dual-stick shooter) e sulla struttura di quest e trama principale, durante il nostro l'hands-on abbiamo avuto modo di apprezzare un roster di creature nemiche per nulla risicato, in grado di mostrarci un assaggio di quanto ancora dovremo affrontare: già dopo le primissime battute, infatti, la fauna e gli zombie standard verranno affiancati da morti viventi esplosivi (in perfetto stile Boomer di Left 4 Dead) e velocissimi mostri umanoidi e fotofobici, da allontare tramite la luce della propria torcia nel bel mezzo delle scorribande notturne. Altro elemento fondamentale del gameplay è infatti il perenne ciclo giorno-notte che caratterizzerà le partite e, con esse, la tipologia di avversari che troveremo di fronte a noi.Esaurita la prova in singolo, insieme al producer del gioco Alberto Torgano, abbiamo avuto modo di testare l'interessante componente multiplayer di How To Survive. Oltre alla possibilità di affrontare lo story mode in modalità cooperativa locale fino a due giocatori, il nuovo titolo 505 Games propone infatti una modalità denominata Sfida con la quale tuffarci online per affrontare insieme ad un amico delle particolari prove: all'interno di versioni rivedute e corrette delle mappe della modalità principale, potremo quindi affrontare competizioni tematiche dagli obiettivi più disparati: si andrà dal resistere ad ondate di avversari appartenenti ad una particolare categoria (come animali 'zombificati', zombie in grado di utilizzare armi, ecc.), al soddisfare precise richieste (come combattere per un intera notte, sopravvivendo fino all'alba del giorno successivo) e così via. Per quanto pensata per rispondere alla richiesta di giocatori in cerca di partite veloci e che buttino il proprio personaggio subito nella mischia, questa modalità sembra in grado di offrire la giusta diversificazione dell'offerta necessaria per apprezzare questa tipologia di titoli anche sul lungo periodo. Feature immancabile per un gioco con funzioni online, anche How To Survive permetterà di caricare i punteggi ottenuti in ciascuna delle otto sfide su un'apposita leaderboard, arricchendo ulteriormente un'offerta multiplayer che si prospetta in grado di accendere sfide all'ultimo zombi tra amici ed utenti online.How to Survive - hands on - XBOX 360

UNA NUOVA MINACCIA PER I ZOMBI

Dark Horse Comics, in collaborazione con Keiji Inafune e il Team Ninja, pubblicherà una serie a fumetti dedicata all’attesissimo nuovo capitolo della serie Ninja Gaiden: Yaiba: Ninja Gaiden Z. I fumetti usciranno in formato digitale e saranno scaricabili gratuitamente dal Dark Horse Digital Store www.digital.darkhorse.com così come tramite l’app Dark Horse Comic (disponibile su iTunes e google Play).
La serie sarà scritta da Tim Seeley e Josh Eamons per i disegni di Rafael Ortiz. La storia vedrà il ninja cyborg Yaiba affrontare orde di zombi in una disperata lotta per la sopravvivenza.
Dark Horse Yaiba Ninja Gaiden Z Teaser Image

SOVRAFOLLAMENTO DELLE CARCERI

Cero in questo archivio non c'e' nulla di interessante...
Esplora il significato del termine: Un’invasione di zombi a Rebibbia. Non il carcere, ma l’intero quartiere nella periferia est di Roma che per molti è solo un agglomerato di case intorno alla prigione sorta negli anni ‘70 e che, per i lettori dei fumetti di Zerocalcare è il corrispettivo di Springfield per i fan dei Simpsons. Nel nuovo libro, «Dodici », in uscita il prossimo 17 ottobre per Bao Publishing, Rebibbia è sotto minaccia: gli zombi stanno per decimare gli abitanti e l’alterego di Michele Rech, Zerocalcare, è fuori gioco, in coma per motivi misteriosi. Toccherà all’amico Secco, che si ciba solo di «soldini» (merendine del Mulino Bianco ormai fuori produzione), alla tostissima Katja e al Cinghiale il ruolo, improbabile, degli eroi.



Una delle tavole di «Dodici»
Trent’anni il prossimo dicembre, aretino di nascita, ma indiscutibilmente romano d’adozione e attitudine, tre libri all’attivo (« La profezia dell’armadillo» , «Un polpo alla gola» , «Ogni maledetto lunedì su due» ) un successo di pubblico crescente, con ormai decine di migliaia di copie vendute, Michele Rech è, un po’ suo malgrado, il cantore dei nerd nati ai bordi di periferia. Tutto è partito da un blog, zerocalcare.it, che un altro fumettista, Marco D’Ambrosio, in arte Makkox, la matita di «Gazebo» la trasmissione di Raitre, gli aprì un paio di anni fa. «Disegno fumetti da una decina d’anni» racconta Rech che ha preso in prestito lo pseudonimo Zerocalcare con cui firma le sue opere dalla pubblicità di un anticalcare passata in tv. «Ma tutto è cambiato negli ultimi due anni grazie al blog. È stato Makkox a insistere, lui mi ha pubblicato il primo libro a sue spese, ci ha messo la faccia e i soldi, mi ha aperto il suo serbatoio di lettori».


Da «Dodici»
Riservatissimo e ancora un po’ incredulo di trovarsi al centro dell’attenzione. «Come vivo la popolarità? Malissimo, il primo anno è stato una specie di frullatore. Ora sono più lucido, magari finisce tutto e ritorno a fare traduzioni e ripetizioni ai ragazzini». Il francese è la sue seconda lingua, l’ha imparata dalla madre. L’italiano, invece, lo parla con lo stesso marcato accento romano che si riflette nel lessico dei suoi personaggi di carta creati pescando a piene mani dalla sua vita. «Non sono tanto capace di raccontare cose lontane da me. Ma Dodici è nato anche come razione a questo autobiografismo, al fatto di essere considerato un po’ arbitrariamente una bandiera generazionale». E, anche, in omaggio alla sua passione per gli zombi. «È sempre stata una mia fissa, fin da piccolo. Ho il poster originale della Notte dei morti viventi ». Si è divertito a infarcire la storia di citazioni disparate. George Romero, cantore dei non morti, certo, Dante scambiato per Tiziano Ferro («Quand’ebbe detto ciò / con gli occhi torti / riprese ‘l teschio misero co’ denti»), gli eroi di cartone di bambini e adolescenti, da Peppa Pig a Ken il guerriero. «Sono riferimenti miei, sono onnivoro, mi nutro di tutto quello che mi sta intorno. Compresa la maialina dei cartoni animati Peppa Pig, che con un suo libro scalzò il mio Il polpo alla gola dal primo posto nella classifica di vendite Amazon».
Non prendersi sul serio è una delle sue regole di vita. «Roma non ti perdona niente, se mi prendessi sul serio non potrei più uscire di casa». Non sembra correre il rischio, almeno per ora. Non ha neanche cambiato il modo di disegnare: carta, matita, pennarelli e china. Il computer per risparmiare inchiostro per gli sfondi. In Dodici è arrivato il colore. «Merito di Sara Basilotta, bravissima colorista». Non cambia nemmeno l’amore incrollabile per il suo quartiere. Come risulta dal dialogo messo in bocca, pardon , nuvoletta, a uno personaggi convinto che l’attacco degli zombi copra un progetto sinistro. «Evacuazione popolamento con colonia di fuorisede, movida e apericene. Non verrete qui a suonare i vostri bonghi, Rebibbia non sarà il nuovo Pigneto».Un’invasione di zombi a Rebibbia. Non il carcere, ma l’intero quartiere nella periferia est di Roma che per molti è solo un agglomerato di case intorno alla prigione sorta negli anni ‘70 e che, per i lettori dei fumetti di Zerocalcare è il corrispettivo di Springfield per i fan dei Simpsons. Nel nuovo libro, «Dodici », in uscita il prossimo 17 ottobre per Bao Publishing, Rebibbia è sotto minaccia: gli zombi stanno per decimare gli abitanti e l’alterego di Michele Rech, Zerocalcare, è fuori gioco, in coma per motivi misteriosi. Toccherà all’amico Secco, che si ciba solo di «soldini» (merendine del Mulino Bianco ormai fuori produzione), alla tostissima Katja e al Cinghiale il ruolo, improbabile, degli eroi.


Una delle tavole di «Dodici»
Una delle tavole di «Dodici»
Trent’anni il prossimo dicembre, aretino di nascita, ma indiscutibilmente romano d’adozione e attitudine, tre libri all’attivo (« La profezia dell’armadillo» , «Un polpo alla gola» , «Ogni maledetto lunedì su due» ) un successo di pubblico crescente, con ormai decine di migliaia di copie vendute, Michele Rech è, un po’ suo malgrado, il cantore dei nerd nati ai bordi di periferia. Tutto è partito da un blog, zerocalcare.it, che un altro fumettista, Marco D’Ambrosio, in arte Makkox, la matita di «Gazebo» la trasmissione di Raitre, gli aprì un paio di anni fa. «Disegno fumetti da una decina d’anni» racconta Rech che ha preso in prestito lo pseudonimo Zerocalcare con cui firma le sue opere dalla pubblicità di un anticalcare passata in tv. «Ma tutto è cambiato negli ultimi due anni grazie al blog. È stato Makkox a insistere, lui mi ha pubblicato il primo libro a sue spese, ci ha messo la faccia e i soldi, mi ha aperto il suo serbatoio di lettori».

Da «Dodici»
Da «Dodici»
Riservatissimo e ancora un po’ incredulo di trovarsi al centro dell’attenzione. «Come vivo la popolarità? Malissimo, il primo anno è stato una specie di frullatore. Ora sono più lucido, magari finisce tutto e ritorno a fare traduzioni e ripetizioni ai ragazzini». Il francese è la sue seconda lingua, l’ha imparata dalla madre. L’italiano, invece, lo parla con lo stesso marcato accento romano che si riflette nel lessico dei suoi personaggi di carta creati pescando a piene mani dalla sua vita. «Non sono tanto capace di raccontare cose lontane da me. Ma Dodici è nato anche come razione a questo autobiografismo, al fatto di essere considerato un po’ arbitrariamente una bandiera generazionale». E, anche, in omaggio alla sua passione per gli zombi. «È sempre stata una mia fissa, fin da piccolo. Ho il poster originale della Notte dei morti viventi ». Si è divertito a infarcire la storia di citazioni disparate. George Romero, cantore dei non morti, certo, Dante scambiato per Tiziano Ferro («Quand’ebbe detto ciò / con gli occhi torti / riprese ‘l teschio misero co’ denti»), gli eroi di cartone di bambini e adolescenti, da Peppa Pig a Ken il guerriero. «Sono riferimenti miei, sono onnivoro, mi nutro di tutto quello che mi sta intorno. Compresa la maialina dei cartoni animati Peppa Pig, che con un suo libro scalzò il mio Il polpo alla gola dal primo posto nella classifica di vendite Amazon».
Non prendersi sul serio è una delle sue regole di vita. «Roma non ti perdona niente, se mi prendessi sul serio non potrei più uscire di casa». Non sembra correre il rischio, almeno per ora. Non ha neanche cambiato il modo di disegnare: carta, matita, pennarelli e china. Il computer per risparmiare inchiostro per gli sfondi. In Dodici è arrivato il colore. «Merito di Sara Basilotta, bravissima colorista». Non cambia nemmeno l’amore incrollabile per il suo quartiere. Come risulta dal dialogo messo in bocca, pardon , nuvoletta, a uno personaggi convinto che l’attacco degli zombi copra un progetto sinistro. «Evacuazione popolamento con colonia di fuorisede, movida e apericene. Non verrete qui a suonare i vostri bonghi, Rebibbia non sarà il nuovo Pigneto».

ZONA UNO

Mi sono rifugiato presso la biblioteca della base.Ci troviamo nel pieno d'autunno e inizia a fare freddo...
Nella collana Stile Libero Big Einaudi ha recentemente pubblicato un lavoro dello scrittore americano Colson Whitehead, esponente del nuovo romanzo americano. In Zona Uno (Zone One, 2011) l'autore si cimenta con il genere fantascientifico/horror e ci narra la storia di una pandemia che in un prossimo, ma non specificato, futuro colpisce in maniera repentina il nostro pianeta. Whitehead non specifica come o da dove provenga il virus. Sappiamo solo che la malattia ha colpito molte persone. Sono rimasti esseri umani, zombie chiamati comunemente "skel" per il loro aspetto scheletrico, e i "ritardatari".

Chi si è trasformato in zombie è in pratica un morto vivente con un unico scopo: mordere e mangiare una persona viva. Vengono attirati dal rumore, ma non sanno fare altro, se la trasformazione è avvenuta all'interno di una stanza o di un locale chiuso, non sanno neanche aprire le porte. Sono ovviamente pericolosissimi. Altre persone non hanno subito la trasformazione in zombie ma sono conosciuti come "ritardatari". Sono in stato catatonico. Si sono trasformati quasi in statue, restano immobili nell'atto che stavano compiendo quando furono colpiti dal virus.

Nel romanzo seguiremo per tre giorni l'attività del protagonista conosciuto con il soprannome di Mark Spitz. Mark è un sopravvissuto al virus. Dopo molte avventure a traversie che racconta con flashback, mentre svolge la sua attività di "spazzino".

Gli Stati Uniti vogliono risorgere. Si è formato un governo, con sede a Buffalo, che ha fatto intervenire la parte "sana" dell'esercito e dei marines che hanno provveduto a effettuare una "grande" pulizia della città di New York. Squadre di spazzini composte da tre/quattro persone eseguono una pulizia più accurata, palazzo per palazzo, casa per casa dove si possono avere brutte sorprese.

Degli Zombie possono essere rimasti chiusi in qualche stanza di una casa o in qualche ufficio di una ditta. Ogni volta che Mark apre una porta potrebbe essere assalito da uno o più morti viventi. Per sua fortuna indossa una tuta resistentissima ed è armato. Gli zombie e i ritardatari vengono uccisi immediatamente, chiusi in sacchi e lasciati per la strada dove successivamente passano camion che li porteranno in un forno crematorio.

Il lavoro di Mark è triste. Come è triste il mondo in cui vive. Il romanzo mette l'uomo medio americano al centro di una catastrofe e ne analizza le reazioni.