domenica 28 dicembre 2014

I VICHINGHI Z

Non è la prima volta che qualche buontempone se ne esce con l’idea di mischiare zombi e mitologia nordica. Tra Zombie Vikings (RTS per iOS dello scorso anno), il film Vikings vs Zombies e il cortometraggio spagnolo Of Vikings and Zombies, la commistione tra morti viventi e vichinghi non è insomma nuova e tutte queste produzioni sono caratterizzate da molto humor e da un tono sempre esagerato e sopra le righe. Stesso tono promesso dal team svedese di Zoink Games, che dopo il buon successo del loro primo titolo non mobile (lo spassoso Stick It to The Man!) arriverà a luglio su PC e PlayStation 4 con Zombie Vikings. Non si tratta naturalmente del RTS citato poco sopra, ma di un gioco del tutto nuovo di cui è già disponibile su YouTube un primo teaser trailer che mette subito in chiaro diverse cose.
Prima di tutto aspettiamoci un approccio molto irriverente, sboccato e demenziale alla materia “horror-mitologica”, visibile anche nel particolare stile grafico e nel character design deformato e spassoso, ripreso in parte proprio da Stick It to The Man!. In uno scenario nordico decisamente cupo e atipico dovremo controllare uno dei quattro vichinghi zombi che compongono il roster del gioco, ovvero Gunborg, Seagurd, Hedgy e Caw-kaa. Questi sgangherati e puzzolenti morti che camminano sono stati risvegliati da Odino in persona per trovare il mitologico The Eye, l’ultimo occhio funzionante rimasto al boss degli Dei del Valhalla e sottrattogli da chissà chi. Già la trama non promette nulla di serio e anche i quattro zombi paiono usciti da un cartoon per decerebrati, tanto che non deve stupire la presenza in fase di scrittura e design di Zach Weinersmith, autore dei Saturday Morning Breakfast Cereal Comics. Anche i livelli di gioco la dicono lunga sul tono demenziale del gioco, dove visiteremo le paludi allo zenzero di Molgaga, gli intestini del serpente di Midgard e le terre di un troll a forma di pollo gigante, senza dimenticare un livello in cui scopriremo addirittura le origini del calcio (lo sport, non l’elemento chimico). Nel primo trailer si scorgono poi altre chicche come un vomito verde corrosivo e dialoghi che non sfigurerebbero in un film dei fratelli Farrelly, come quello iniziale dei funghi sul corpo di una vecchia megera.
Insomma, anche se si sa pochissimo sul gioco, il divertimento su PC e PlayStation 4 non dovrebbe mancare e il team svedese punta proprio su questo approccio per colpire il pubblico. Ma esattamente che tipo di gioco sarà Zombie Vikings? Dalle poche informazioni in nostro possesso Zoink Games ha optato per una sorta di hack’n’slash a scorrimento orizzontale misto a un classico brawler. Il tutto visto in chiave co-op ed esclusivamente online; inoltre i quattro zombi protagonisti potranno fondersi in un unico mega zombi (non vogliamo nemmeno immaginare che aspetto avrà), ma anche utilizzare parti del corpo di un compagno come armi. Su mosse, combo e altri elementi di gameplay non si sa ancora nulla, ma da gennaio Zoink Games rilascerà continui aggiornamenti tra cui dei mini making-of mensili per far scoprire quanti più particolari possibili sul gioco. Il prezzo su Steam e sul PlayStation Store dovrebbe aggirarsi sui 10 euro e per chi ha sempre sognato di sfatare il luogo comune del vichingo tutto forza bruta, onore ed epicità, Zombie Vikings potrebbe rivelarsi davvero una bella sorpresa. Peccato solo non poter contare sul co-op in locale (almeno su PlayStation 4), ma non è detto che il team svedese non lo aggiunga in futuro. O almeno speriamo.

domenica 21 dicembre 2014

LA VITA ALLO STATO ZERO

Life Zero è una miniserie scritta scritta da Stefano Vietti (Dragonero), disegnata da Marco Checchetto (Avengers World) che sarà suddivisa in 3 albi da 48 pagine ciascuno  e che vedrà la luce il prossimo anno.
Gli autori hanno creato una pagina Facebook per tenere aggiornati i lettori e mostrare alcune anteprima e work in progress che potete visionare qui.
La serie sarà un action  incentrata sugli zombi, ambientazione europea con militari e tanta neve. I protagonisti principali saranno  Laura Nardi, una giornalista italiana, e Derek Shako, mercenario belga assoldato da un dipartimento speciale per l'energia europeo. Con loro seguiremo un gruppo di scampati all’apocalisse zombie il cui unico scopo è sopravvivere.
Inizialmente proposto per edizioni Arcadia il progetto è stato poi abortito e adesso viene rilanciato per Panini Comics.

IL TRIO FRANCESE IN UN UNICO ALBO

Arriverà a gennaio il nuovo fumetto dedicato agli zombi e targato saldaPress. Si tratta di “Zombies”, volume unico che raccoglie i tre albi francesi originali. Annunciato diversi mesi fa, finalmente a inizio 2015 sarà disponibile all’acquisto in fumetteria e nello shop saldaPress. In attesa di ulteriori dettagli per ora è stata ufficializzata la cover.
Zombies

LA FILOSOFIA ZOMBI

Fumetti, videogiochi, riletture di romanzi classici, serie TV, flash mobs: gli zombie, negli ultimi anni, sono tornati decisamente di moda. Un ritorno alla grande, quasi mezzo secolo dopo l’ondata di film che inizia dalla Notte dei morti viventi (1968) fino al Ritorno dei morti viventi (1985), quando i cadaveri antropofagi ambulanti sembravano finalmente, e definitivamente, sepolti.A risvegliarli, questa volta, più che alcuni film di successo incerto, come Zombieland o 28 giorni dopo, è stata Walking Dead, la serie tv ispirata a un fumetto nata nel 2010 e giunta alla quinta stagione, diventata oggi un vero e proprio fenomeno di costume. Quali sono i motivi di questo macabro revival, che spodesta dalle classifiche horror creature pur sempre apprezzate come i nobili vampiri o i mai tramontati fantasmi? Un brillante saggio di un sociologo francese, Maxime Coulombe, intitolato Piccola filosofia dello zombie, (Mimesis, pagg.120, € 12, traduzione di Chiara Passoni) ci fornisce alcune efficaci chiavi di lettura, utili anche a decifrare meglio la nostra società occidentale.Caricatura dell’uomo vivente, lo zombie contemporaneo è un non-morto, generalmente risvegliato da un virus o da una catastrofe ambientale, e si muove in un mondo post-apocalittico, di cui è signore assoluto e inconsapevole, mosso esclusivamente dall’istinto di cibarsi di carne umana. Non ha sentimenti, non ragiona, non ha paura, non soffre e si muove caracollando goffamente, cosa che lo rende facile bersaglio dei pochi sopravvissuti, che possono restituirlo al regno dei morti fracassandogli il cranio, sede dell’ultimo barlume di pseudo-vita rimasto.Coulombe osserva che l’immagine dello zombie presenta alcuni aspetti rivelatori, diventando di volta in volta un “doppio” o un “mostro” su cui carichiamo da un lato le nostre angosce e le nostre paure, dall’altro le nostre speranze e la nostra curiosità. Innanzitutto, i morti viventi ci pongono brutalmente davanti all’ultimo tabù rimasto, quello della morte, analizzato a fondo da tanti studiosi francesi come Philippe Ariès o L.V. Thomas: ossessionati come siamo dal culto del corpo e dal mito della bellezza e della giovinezza eterna, i cadaveri semi-decomposti infrangono le regole non scritte del politicamente e fisicamente corretto, ricordandoci crudelmente l’orizzonte mortale del quale facciamo tutti parte. D’altro canto, proprio perché sappiamo che l’apocalisse zombie è una finzione, ci lasciamo piacevolmene sommergere dal piacere negativo suscitato dal repellente e disgustoso, consapevoli di trovarci nella posizione privilegiata di osservatori distaccati e inattaccabili.Gli zombie di celluloide, insomma, ci intrattengono e ci rassicurano, ma, forse, suscitano anche qualche vago segnale di allarme, segnalando che ci stiamo dirigendo verso una meta irraggiungibile, e che il benessere fittizio che crediamo di aver conquistato potrebbe svanire improvvisamente, lasciandoci in mezzo a un mucchio di macerie popolate di mostri. In tal caso, come dimostra bene la serie Walking Dead, non saranno né i soldi né il potere a proteggerci, ma solo le nostre virtù e la capacità di essere uomini, in piedi tra le rovine.
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domenica 14 dicembre 2014

LUKAS TRA GLI ZOMBI

Michele Medda, nel suo Lukas, ha finora lasciato la trama orizzontale distendersi su una struttura fortemente procedurale, dedicando ogni mese a una diversa creatura delle tenebre. Zombie, in questo schema, è un punto di passaggio importante: perché i morti viventi si avvicinano molto al concetto di ridestati, ma anche perché il recente e crescente successo diThe Walking Dead e più o meno riusciti epigoni vari rende l’argomento sovraffollato, e quindi difficile da trattare senza scadere in luoghi comuni.
L’episodio sembra discostarsi dai precedenti per una struttura più coesa, nella quale i filoni investigativi convergono praticamente subito. La verità è che, invece, il tema del mese, in analogia con il resto della serie, è affrontato in modo indiretto. Se Zombie è un titolo anche troppo semplice e scoperto, ci accorgiamo presto che il mostro di cui si parla non è affatto Alan Willis, il ridestato difettoso che origina i problemi della storia. Volendo richiamare George Romero e la radice filosofica del genere, Medda sottolinea che gli zombie sono gli altri: i ragazzini che si omologano, che popolano le strade per una parata di orrori posticci, come la massa di personaggi non giocanti per un videogame in tre dimensioni.È il mondo dei media che si ritorce su se stesso, la violenza virtuale che priva la violenza reale di importanza e drammaticità. Fino all’inversione completa dei ruoli: il morto vivente vero si ritrova in un centro commerciale (il più classico dei set per un film su quelli come lui), circondato da umani ben vivi, che reagiscono alla manifestazione dell’orrore reale inglobandolo nello show, virtualizzandolo e quindi anestetizzandolo con i telefonini.
Alan Willis riesce solo a contagiare un ragazzo: non c’è nessuna epidemia. O forse l’epidemia c’è già stata e Alan Willis è la vittima sacrificale sull’altare di un mondo infetto.
Lukas è così: gioca con gli stereotipi, talvolta rischiando di caderci dentro, ma riuscendo a mantenersi ai margini. In equilibrio al confine fra luce e ombra, come lo stesso protagonista ha dichiarato proprio nel numero precedente.Il tratto di Andrea Borgioli è dinamico, liquido e nervoso, ricorda un Luigi Piccatto più ordinato, mentre le impostazioni dei volti, specie per il taglio di labbra e occhi dei comprimari, fanno pensare a un Ferdinando Tacconi “liscio”, privato del suo caratteristico tratteggio. Le ombre, dense e nere, si uniformano in pieno all’impostazione visiva della serie, allargandosi come l’inchiostro e invadendo i personaggi, anche in pieno giorno. Le anatomie sono gestite bene, mentre gli ambienti appaiono spesso un po’ spartani, risolvendosi in linee sottili che non danno sufficiente consistenza a oggetti e architetture.
In un panorama Bonelli che, a livello mediatico, reagisce alla crisi puntando i riflettori su altri personaggi, Lukas continua la sua corsa in sordina, dimostrandosi un fumetto di qualità, capace di catturare il lettore in cerca di intrattenimento, ma anche di sviluppare un intreccio di tutto rispetto.
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