È lo stesso creatore di Rat-Man Leo Ortolani a presentare sul suo profilo facebook “La Notte dei Ratti Viventi”, una serata di festa che il 17 Gennaio 2015 servirà per lanciare in anteprima nelle fumetterie che prenderanno parte all’iniziativa il numero 106 di Rat-Man, inizio della trilogia zombesca The Walking Rat.
Cosa aspetta chi dalle 20.30 del 17 Gennaio parteciperà alla Notte dei Ratti Viventi? È sempre Leo a raccontarlo:
In queste fumetterie troverete in anteprima l’albo, in uscita in tutte le edicole e le altre fumetterie il 22 gennaio (circa, inutile che stiamo qui a girarci intorno). Nell’albetto allegato c’è un articolo mio sul fenomeno zombi, corredato di una decina di immagini dei personaggi di Rat-Man zombizzati.
Il mondo dei vivi è stato dominato dai "ritornanti".Questo spazio web opererà ogni ora affinche i sopravissuti verrano informati sugli svolgimenti della situazione apocalittica e dei punti sicuri(se esisteranno ancora...)
domenica 14 dicembre 2014
L'ORDA DEGLI HUNGRY
A primo impatto la somiglianza con When Vikings Attack! è palese, ma approfondendo ci si può accorgere che oltre alla possibilità di controllare un’orda, di zombie o vichinghi che sia, le meccaniche di gioco sono totalmente differenti: The Hungry Horde è, infatti, un gioco molto particolare che mescola elementi da roguelike ad altri tipici dei titoli mobile (non a caso il gioco era inizialmente previsto per PlayStation Mobile e soltanto in un secondo momento è stato convertito in un titolo per Vita a tutti gli effetti).
The Hungry Horde non avremo una campagna principale a tutti gli effetti da portare a termine, ma soltanto una serie di scenari da completare entro il tempo limite fino ad arrivare ad un boss (che può essere un carro armato od un elicottero), per poi ripetere da capo lo stesso procedimento per affrontare il boss che non si è incontrato precedentemente in una sequela potenzialmente infinita di “notti” in cui sopravvivere all’attacco nucleare dei militari intenzionati ad eliminare per sempre la minaccia dei non morti. Ho scritto che è “potenzialmente” infinito perché comunque andando avanti i checkpoint ci daranno sempre meno secondi in più, e i nostri nemici diventeranno più ostici facendoci anche perdere del tempo prezioso. Ogni giorno l’ordine in cui questi scenari vengono proposti viene modificato, anche se comunque non sono poi così tanti e dopo qualche ora li conoscerete a memoria e saprete come proseguire in ognuno di essi, ma almeno darà un po’ di varietà all’esperienza complessiva, strutturata palesemente per il mordi e fuggi caratteristico di un gioco portatile. Ma veniamo al protagonista principale del gioco, ovvero l’orda di zombie famelici che ci toccherà controllare in un totale rovescio dei clichè tipici dei giochi coi morti viventi. Nostro compito sarà non solo, come scritto sopra, quello di proseguire nei livelli, ma per farlo dovremo anche “reclutare” altri umani facendoli passare a miglior vita e rendendoli partecipi della nostra disperata lotta per la sopravvivenza. Come si fa? Potremo semplicemente andargli contro e verranno automaticamente morsi da uno dei membri della nostra orda, oppure potremo sfruttare uno dei quattro power up di cui avremo dotazione e che sono assegnati ai quattro tasti di destra del pad: con la X i nostri cacceranno una grossa radio e creeranno un clima da discoteca che impegnerà temporaneamente tutti gli umani (civili e non) in un ballo di gruppo rendendoli vulnerabili; con il tasto Quadrato saremo invece in grado di “Afferrare” i nostri nemici, premendolo infatti appariranno degli zombie dalle viscere della terra che trascineranno con sé i malcapitati viventi (ma attenzione, con questo attacco non li recluterete, ve ne libererete soltanto); con Triangolo è poi possibile fare uno scatto con l’orda in grado di anticipare sul tempo i nemici e colpirli evitando troppe perdite; mentre, in ultima istanza, con Cerchio potremo attivare uno scudo che permetterà di annullare l’effetto dei proiettili nemici, altrimenti letali per lo zombie che ne viene colpito. C’è anche da specificare che questi potenziamenti non saranno sempre liberamente fruibili, ma vanno ricaricati raccogliendo dei cervelli sparsi qua e là per la mappa. - Rifacendomi chiaramente alla descrizione di uno dei trofei del titolo, approfitto di questo paragrafo per parlare di uno degli aspetti più importanti del prodotto di Nosebleed Interactive, ovvero i minigiochi: solo 5, è vero, ma molto carini e ben realizzati, oltre che un’aggiunta più che piacevole e atta a spezzare la monotonìa di fondo che altrimenti avrebbe attanagliato più di qualche giocatore. Di seguito in elenco:
Conga Zombies, una sorta di Snake rielaborato che ci vede alle prese con un trenino di zombie su un pavimento da discoteca e man mano che lo allungheremo trasformando umani aumenterà anche la velocità dello stesso rendendo discretamente impegnativo portarlo a termine;
Infection, un minigioco in cui impersoneremo il virus all’interno dell’organismo umano e dovremo contagiare i globuli rossi, eludere i globuli bianchi e potremo raccogliere mutageni per facilitare il compito;
Pacific Island, il quale ci renderà totalmente incapaci di offendere e ci chiederà di sopravvivere il più a lungo possibile sul perimetro di un’isola evitando tutti i colpi nemici;
Cryo Crisis, che invece ci porrà di fronte una serie di finestre dalle quali possono affacciarsi zombie e bombe, e nostro compito sarà quello di utilizzare il touch screen per colpire gli zombie il più velocemente possibile ed evitando le bombe che invece causeranno il game over istantaneo.
Zombat, quasi un plagio del Dead Ops di Call of Duty: Black Ops, un twin stick shooter in cui dovremo affrontare una serie di zombie senza mai farci colpire e potendo anche raccogliere armi più potenti.
Già leggendone le descrizioni esplicative di cui sopra si può notare come siano ben diversificati fra di loro, e giocandoci ci si può accorgere del perché si tratti di un aspetto sul quale lo sviluppatore inglese ha puntato molto. Tutti divertenti e ben realizzati, anche se non originalissimi.
Un altro aspetto importante di The Hungry Horde sono le figurine, dei collezionabili ottenibili tramite dei pacchetti (tutti da 3 ciascuno) che vi verranno assegnati sopravvivendo una notte, completando 10 obiettivi interni al gioco oppure completando i minigiochi suddetti. Vi sarà nel menù principale un album in cui queste vengono attaccate, e ne dovrete trovare ben 153 per portarlo a termine. Non sono da sottovalutare, poiché oltre ad esserci una figurina specifica per ogni singolo zombie del gioco, vi saranno anche sticker che vi sbloccheranno la possibilità di avviare i minigiochi dal menù principale (con delle lievi differenze rispetto a quelli che troverete nel gioco base), di ascoltare la colonna sonora, i crediti del gioco (in cui c’è una bella sorpresa che non voglio anticiparvi!) e l’editor di personaggi che permetterà di creare i propri zombie. La cosa è molto utile al fine di allungare la già buona longevità di un titolo che comunque si lascia piacevolmente giocare per una decina d’ore. Fra trofei da sbloccare, minigiochi, figurine e i 150 obiettivi interni che vi proporranno una serie di sfide da fare in una o più partite, insomma, ne avrete molta di carne al fuoco e ci vorrà un bel po’ prima che il tutto cominci ad annoiarvi e vi faccia passare oltre. - Tecnicamente parlando The Hungry Horde mostra il fianco a numerose sbavature, in parte derivanti dalla sua natura originaria di titolo mobile, che uno stile caratteristico e simpatico non riesce a camuffare totalmente. E’ pur vero che da un gioco sviluppato su Unity (come praticamente tutti i titoli a basso budget oramai) non si può pretendere più di tanto, però vedere una qualità delle texture sia ambientali che dei personaggi così slavate e mal definite su una console potente come PlayStation Vita lascia un po’ l’amaro in bocca. Anche se, come scritto sopra, gli sviluppatori hanno cercato di utilizzare una grafica più particolare, che in parte sembra richiamare Minecraft, per colmare le mancanze di cui sopra. Non molto migliore è la componente sonora, con davvero pochi motivi che si ripetono troppo spesso (seppur presi singolarmente non siano malvagi) risultando tediosi già nel medio termine. Anche i rumori ambientali o i versi degli zombie sono pochi e molto anonimi. A ciò si aggiunga un frame rate non molto stabile e, soprattutto, dei caricamenti davvero lunghi e pesanti, e capirete perché stiamo parlando dell’aspetto meno riuscito di questo gioco. In definitiva questo The Hungry Horde è di sicuro un titolo valido, divertente, e si lascia giocare per svariate ore senza annoiare il giocatore grazie anche ad una serie di features che variano l’esperienza di volta in volta e danno un senso di progressione al giocatore. Peccato per il lato tecnico a dir poco dimenticabile. Viene da pensare che, se fosse stato sviluppato sin da subito per PlayStation Vita, probabilmente ora staremmo parlando di una delle migliori esclusive per la portatile Sony, ed invece il prodotto Nosebleed Interactive resta un buon gioco, consigliato comunque e da prendere al volo per chi lo ha riscattato grazie all’Instant Game Collection novembrina. -
The Hungry Horde non avremo una campagna principale a tutti gli effetti da portare a termine, ma soltanto una serie di scenari da completare entro il tempo limite fino ad arrivare ad un boss (che può essere un carro armato od un elicottero), per poi ripetere da capo lo stesso procedimento per affrontare il boss che non si è incontrato precedentemente in una sequela potenzialmente infinita di “notti” in cui sopravvivere all’attacco nucleare dei militari intenzionati ad eliminare per sempre la minaccia dei non morti. Ho scritto che è “potenzialmente” infinito perché comunque andando avanti i checkpoint ci daranno sempre meno secondi in più, e i nostri nemici diventeranno più ostici facendoci anche perdere del tempo prezioso. Ogni giorno l’ordine in cui questi scenari vengono proposti viene modificato, anche se comunque non sono poi così tanti e dopo qualche ora li conoscerete a memoria e saprete come proseguire in ognuno di essi, ma almeno darà un po’ di varietà all’esperienza complessiva, strutturata palesemente per il mordi e fuggi caratteristico di un gioco portatile. Ma veniamo al protagonista principale del gioco, ovvero l’orda di zombie famelici che ci toccherà controllare in un totale rovescio dei clichè tipici dei giochi coi morti viventi. Nostro compito sarà non solo, come scritto sopra, quello di proseguire nei livelli, ma per farlo dovremo anche “reclutare” altri umani facendoli passare a miglior vita e rendendoli partecipi della nostra disperata lotta per la sopravvivenza. Come si fa? Potremo semplicemente andargli contro e verranno automaticamente morsi da uno dei membri della nostra orda, oppure potremo sfruttare uno dei quattro power up di cui avremo dotazione e che sono assegnati ai quattro tasti di destra del pad: con la X i nostri cacceranno una grossa radio e creeranno un clima da discoteca che impegnerà temporaneamente tutti gli umani (civili e non) in un ballo di gruppo rendendoli vulnerabili; con il tasto Quadrato saremo invece in grado di “Afferrare” i nostri nemici, premendolo infatti appariranno degli zombie dalle viscere della terra che trascineranno con sé i malcapitati viventi (ma attenzione, con questo attacco non li recluterete, ve ne libererete soltanto); con Triangolo è poi possibile fare uno scatto con l’orda in grado di anticipare sul tempo i nemici e colpirli evitando troppe perdite; mentre, in ultima istanza, con Cerchio potremo attivare uno scudo che permetterà di annullare l’effetto dei proiettili nemici, altrimenti letali per lo zombie che ne viene colpito. C’è anche da specificare che questi potenziamenti non saranno sempre liberamente fruibili, ma vanno ricaricati raccogliendo dei cervelli sparsi qua e là per la mappa. - Rifacendomi chiaramente alla descrizione di uno dei trofei del titolo, approfitto di questo paragrafo per parlare di uno degli aspetti più importanti del prodotto di Nosebleed Interactive, ovvero i minigiochi: solo 5, è vero, ma molto carini e ben realizzati, oltre che un’aggiunta più che piacevole e atta a spezzare la monotonìa di fondo che altrimenti avrebbe attanagliato più di qualche giocatore. Di seguito in elenco:
Conga Zombies, una sorta di Snake rielaborato che ci vede alle prese con un trenino di zombie su un pavimento da discoteca e man mano che lo allungheremo trasformando umani aumenterà anche la velocità dello stesso rendendo discretamente impegnativo portarlo a termine;
Infection, un minigioco in cui impersoneremo il virus all’interno dell’organismo umano e dovremo contagiare i globuli rossi, eludere i globuli bianchi e potremo raccogliere mutageni per facilitare il compito;
Pacific Island, il quale ci renderà totalmente incapaci di offendere e ci chiederà di sopravvivere il più a lungo possibile sul perimetro di un’isola evitando tutti i colpi nemici;
Cryo Crisis, che invece ci porrà di fronte una serie di finestre dalle quali possono affacciarsi zombie e bombe, e nostro compito sarà quello di utilizzare il touch screen per colpire gli zombie il più velocemente possibile ed evitando le bombe che invece causeranno il game over istantaneo.
Zombat, quasi un plagio del Dead Ops di Call of Duty: Black Ops, un twin stick shooter in cui dovremo affrontare una serie di zombie senza mai farci colpire e potendo anche raccogliere armi più potenti.
Già leggendone le descrizioni esplicative di cui sopra si può notare come siano ben diversificati fra di loro, e giocandoci ci si può accorgere del perché si tratti di un aspetto sul quale lo sviluppatore inglese ha puntato molto. Tutti divertenti e ben realizzati, anche se non originalissimi.
Un altro aspetto importante di The Hungry Horde sono le figurine, dei collezionabili ottenibili tramite dei pacchetti (tutti da 3 ciascuno) che vi verranno assegnati sopravvivendo una notte, completando 10 obiettivi interni al gioco oppure completando i minigiochi suddetti. Vi sarà nel menù principale un album in cui queste vengono attaccate, e ne dovrete trovare ben 153 per portarlo a termine. Non sono da sottovalutare, poiché oltre ad esserci una figurina specifica per ogni singolo zombie del gioco, vi saranno anche sticker che vi sbloccheranno la possibilità di avviare i minigiochi dal menù principale (con delle lievi differenze rispetto a quelli che troverete nel gioco base), di ascoltare la colonna sonora, i crediti del gioco (in cui c’è una bella sorpresa che non voglio anticiparvi!) e l’editor di personaggi che permetterà di creare i propri zombie. La cosa è molto utile al fine di allungare la già buona longevità di un titolo che comunque si lascia piacevolmente giocare per una decina d’ore. Fra trofei da sbloccare, minigiochi, figurine e i 150 obiettivi interni che vi proporranno una serie di sfide da fare in una o più partite, insomma, ne avrete molta di carne al fuoco e ci vorrà un bel po’ prima che il tutto cominci ad annoiarvi e vi faccia passare oltre. - Tecnicamente parlando The Hungry Horde mostra il fianco a numerose sbavature, in parte derivanti dalla sua natura originaria di titolo mobile, che uno stile caratteristico e simpatico non riesce a camuffare totalmente. E’ pur vero che da un gioco sviluppato su Unity (come praticamente tutti i titoli a basso budget oramai) non si può pretendere più di tanto, però vedere una qualità delle texture sia ambientali che dei personaggi così slavate e mal definite su una console potente come PlayStation Vita lascia un po’ l’amaro in bocca. Anche se, come scritto sopra, gli sviluppatori hanno cercato di utilizzare una grafica più particolare, che in parte sembra richiamare Minecraft, per colmare le mancanze di cui sopra. Non molto migliore è la componente sonora, con davvero pochi motivi che si ripetono troppo spesso (seppur presi singolarmente non siano malvagi) risultando tediosi già nel medio termine. Anche i rumori ambientali o i versi degli zombie sono pochi e molto anonimi. A ciò si aggiunga un frame rate non molto stabile e, soprattutto, dei caricamenti davvero lunghi e pesanti, e capirete perché stiamo parlando dell’aspetto meno riuscito di questo gioco. In definitiva questo The Hungry Horde è di sicuro un titolo valido, divertente, e si lascia giocare per svariate ore senza annoiare il giocatore grazie anche ad una serie di features che variano l’esperienza di volta in volta e danno un senso di progressione al giocatore. Peccato per il lato tecnico a dir poco dimenticabile. Viene da pensare che, se fosse stato sviluppato sin da subito per PlayStation Vita, probabilmente ora staremmo parlando di una delle migliori esclusive per la portatile Sony, ed invece il prodotto Nosebleed Interactive resta un buon gioco, consigliato comunque e da prendere al volo per chi lo ha riscattato grazie all’Instant Game Collection novembrina. -
LA FINE
E.N.D. The Movie ne ha di obiettivi ambiziosi. Dal crowfunding finito ieri e che vuole porre attenzione su un cinema di genere che pur avendo avuto i suoi momenti migliori in Italia, proprio nella penisola è crollato miseramente sotto zero per produttori miopi, cineasti forse pavidi e un pubblico drogato da commediole innocue, fino al dire qualcosa di nuovo sugli zombie, che è come sperare che il PD non abbia più correnti o vecchi dirigenti che amino farlo perdere compulsivamente.
Senza nulla togliere a Domiziano Cristopharo – segnatevi questo nome e magari recuperate Red Krokodil, al netto di qualche eccesso è un bel talento, fatelo magari dopo esservi goduti il secondo atto di E.N.D. – al centro di questo progetto c’è un regista di grande valore, che ha già girato Il mistero di Lovecraft e ha conquistato lo scorso Courmayeur Noir In Festival con il cortometraggio Nuit Americhén, un piccolo capolavoro di esaltazione e destrutturazione del genere horror al cinema (e una lezione sull’uso delle luci e sui movimenti di macchina passando per la recitazione di attori bravi come Regina Orioli, Gianmarco Tognazzi e Fausto Sciarappa). Un lavoro che sarebbe un delitto non far diventare un lungometraggio.
E’ lui ad aver supervisionato il primo dei tre corti dei giovani Allegra Bernardoni e Luca Alessandro ed è lui che dal 19 al 23 dicembre dirigerà il terzo capitolo. E’ lui che, almeno a spiare i premi per i contributors sulla pagina di E.N.D. The Movie su indiegogo si “sacrifica” di più, tra dvd, chiacchierate in chat con i fan e molto altro. E’ lui, che era divenuto conosciuto in tutto il mondo per aver coprodotto, codiretto e coscritto quell’altro piccolo capolavoro che è il documentario Stanley and us (per i kubrickiani un dovere vederlo), a credere strenuamente, da sempre, nel racconto cinematografico “de paura”, senza compromessi visivi, produttivi, narrativi. Ed è lui, c’è da giurarci, che a chi ha donato più di 75 dollari ha insistito per regalare disgustosi gadget dal set.
Di quelli che potete vedere sulla pagina facebook del film, dove chi ha finanziato anche solo con 10 dollari il film viene ringraziato. Un “thank you” che sarà inserito anche nei titoli di coda del terzo capitolo con l’eventuale zelfie (il selfie truccato da zombie).E’ un film in tre episodi, ma che racconta una sola storia. Che inizia nel 2010 e finisce nel futuro e, di fatto, segue i protagonisti nella loro lotta contro un virus letale. E fin qui, i più superficiali diranno che in fondo da Romero a Boyle s’è visto tutto. I più aggiornati, magari, per scoraggiarsi e scoraggiarci citeranno anche The Walking Dead. Ecco, a proposito di quella serie geniale che ora arranca più di un morto vivente, la sfida di questo poker di registi è proprio questa: veder crescere gli zombie. Noi, abituati a vederli protagonisti ottusi e di massa in assalti senza strategia a simboli del consumismo, a storie d’umani che sfuggono loro, a brevi battaglie, qui li troviamo protagonisti di una guerra. Che vede vincitori e vinti, oppressori e resistenti. E non è detto – non vogliamo rovinarvi la sorpresa – che alla fine del percorso voi vi troviate buoni e cattivi dove immaginavate. Se vi manca Romero e il suo horror politico, non rimarrete delusi.Tutto inizia in Italia, in un’agenzia delle pompe funebri. In una delle bare della stessa agenzia, peraltro, si vocifera che l’unica donna dietro la macchina da presa abbia schiacciato un pisolino. Mettendo in fuga dei veri clienti, urlanti. Niente in confronto al fatto che una scena di violenza su due donne, in uno dei giorni di lavorazione del secondo capitolo, ha allarmato un ignaro passante che, solerte, ha chiamato i carabinieri. Se nella realtà questi ragazzi sanno far così paura, figuriamoci sul grande schermo.
L’epidemia parte da casa nostra, dunque. Cinque anni dopo una nascita sarà presagio di morte. E poi Z-Sapiens, il terzo capitolo (quello per cui si è fatto il crowfunding) ci porta in un pianeta in cui “qualcuno si è salvato e qualcuno invece è rimasto umano”. Così, per farvi capire da che parte stanno e che non si era detto tutto sui morti viventi. Non ancora.
Appassionati, giornalisti, anonimi hanno tirato su più di 2200 dollari per questo progetto pazzo ed entusiasmante, per chiudere questo terzo atto. E vien voglia che riaprano la “colletta in Rete” per consegnargliene altri.
Magari, per una quota da produttore associato (250 dollari) si potrebbe persino chiedere a Greco di portarci sul set. Siamo sicuri che ne varrebbe la pena. Di essere una delle vittime. Di morire e poi risorgere. E sperare che lo faccia anche il cinema italiano. Horror e non.
Federico Greco, Domiziano Cristopharo, Allegra Bernardoni, Luca Alessandro: horror pro nobis.
Paura, eh?
Senza nulla togliere a Domiziano Cristopharo – segnatevi questo nome e magari recuperate Red Krokodil, al netto di qualche eccesso è un bel talento, fatelo magari dopo esservi goduti il secondo atto di E.N.D. – al centro di questo progetto c’è un regista di grande valore, che ha già girato Il mistero di Lovecraft e ha conquistato lo scorso Courmayeur Noir In Festival con il cortometraggio Nuit Americhén, un piccolo capolavoro di esaltazione e destrutturazione del genere horror al cinema (e una lezione sull’uso delle luci e sui movimenti di macchina passando per la recitazione di attori bravi come Regina Orioli, Gianmarco Tognazzi e Fausto Sciarappa). Un lavoro che sarebbe un delitto non far diventare un lungometraggio.
E’ lui ad aver supervisionato il primo dei tre corti dei giovani Allegra Bernardoni e Luca Alessandro ed è lui che dal 19 al 23 dicembre dirigerà il terzo capitolo. E’ lui che, almeno a spiare i premi per i contributors sulla pagina di E.N.D. The Movie su indiegogo si “sacrifica” di più, tra dvd, chiacchierate in chat con i fan e molto altro. E’ lui, che era divenuto conosciuto in tutto il mondo per aver coprodotto, codiretto e coscritto quell’altro piccolo capolavoro che è il documentario Stanley and us (per i kubrickiani un dovere vederlo), a credere strenuamente, da sempre, nel racconto cinematografico “de paura”, senza compromessi visivi, produttivi, narrativi. Ed è lui, c’è da giurarci, che a chi ha donato più di 75 dollari ha insistito per regalare disgustosi gadget dal set.
Di quelli che potete vedere sulla pagina facebook del film, dove chi ha finanziato anche solo con 10 dollari il film viene ringraziato. Un “thank you” che sarà inserito anche nei titoli di coda del terzo capitolo con l’eventuale zelfie (il selfie truccato da zombie).E’ un film in tre episodi, ma che racconta una sola storia. Che inizia nel 2010 e finisce nel futuro e, di fatto, segue i protagonisti nella loro lotta contro un virus letale. E fin qui, i più superficiali diranno che in fondo da Romero a Boyle s’è visto tutto. I più aggiornati, magari, per scoraggiarsi e scoraggiarci citeranno anche The Walking Dead. Ecco, a proposito di quella serie geniale che ora arranca più di un morto vivente, la sfida di questo poker di registi è proprio questa: veder crescere gli zombie. Noi, abituati a vederli protagonisti ottusi e di massa in assalti senza strategia a simboli del consumismo, a storie d’umani che sfuggono loro, a brevi battaglie, qui li troviamo protagonisti di una guerra. Che vede vincitori e vinti, oppressori e resistenti. E non è detto – non vogliamo rovinarvi la sorpresa – che alla fine del percorso voi vi troviate buoni e cattivi dove immaginavate. Se vi manca Romero e il suo horror politico, non rimarrete delusi.Tutto inizia in Italia, in un’agenzia delle pompe funebri. In una delle bare della stessa agenzia, peraltro, si vocifera che l’unica donna dietro la macchina da presa abbia schiacciato un pisolino. Mettendo in fuga dei veri clienti, urlanti. Niente in confronto al fatto che una scena di violenza su due donne, in uno dei giorni di lavorazione del secondo capitolo, ha allarmato un ignaro passante che, solerte, ha chiamato i carabinieri. Se nella realtà questi ragazzi sanno far così paura, figuriamoci sul grande schermo.
L’epidemia parte da casa nostra, dunque. Cinque anni dopo una nascita sarà presagio di morte. E poi Z-Sapiens, il terzo capitolo (quello per cui si è fatto il crowfunding) ci porta in un pianeta in cui “qualcuno si è salvato e qualcuno invece è rimasto umano”. Così, per farvi capire da che parte stanno e che non si era detto tutto sui morti viventi. Non ancora.
Appassionati, giornalisti, anonimi hanno tirato su più di 2200 dollari per questo progetto pazzo ed entusiasmante, per chiudere questo terzo atto. E vien voglia che riaprano la “colletta in Rete” per consegnargliene altri.
Magari, per una quota da produttore associato (250 dollari) si potrebbe persino chiedere a Greco di portarci sul set. Siamo sicuri che ne varrebbe la pena. Di essere una delle vittime. Di morire e poi risorgere. E sperare che lo faccia anche il cinema italiano. Horror e non.
Federico Greco, Domiziano Cristopharo, Allegra Bernardoni, Luca Alessandro: horror pro nobis.
Paura, eh?
domenica 7 dicembre 2014
IL FATTORE Z
Torneranno gli zombie in casa Bonelli e lo faranno nella giovane collana Le Storie, dove si alternano avventure di ogni genere letterario. Il 12 dicembre 2014 sarà rilasciato l'albo Le Storie n.27, con all'interno il racconto horror intitolato Il fattore Z, ambientato in una Manhattan che è stata devastata da una terribile apocalisse zombie!
La protagonista Helen, pur di sopravvivere a questo disastro totale, dovrà affrontare l'inferno. Il soggetto e la sceneggiatura di questa avventura spericolata sono stati scritti da Giovanni Gualdoni, mentre le tavole interne sono state disegnate da Marco Bianchini, artista che vi stupirà per il suo stile realistico e per la cura maniacale con cui ha affrontato il progetto.
Sarà una storia classica di sopravvivenza? E' proprio quello che si aspettano i fan di questo genere. Pertanto, è scontato consigliare questo fumetto a tutti coloro che seguono The Walking Dead (fumetto e serie tv di Robert Kirkman) o sono rimasti affascinato dallo strepitoso videogioco The Last of Us. Il fattore Z è un racconto caratterizzato da atmosfere urbane, dove una città come New York può diventare una trappola mortale, ancor più pericolosa della stessa epidemia zombie...
La copertina dell'albo è stata realizzata da Aldo Di Gennaro, il quale si è concentrato sulla figura di Helen, una ragazza che appare fredda, spietata e pronta a tutto. Alle sue spalle vediamo una vetrata che sta per cedere a causa della spinta violenta di una mandria di morti viventi affamati.
La protagonista Helen, pur di sopravvivere a questo disastro totale, dovrà affrontare l'inferno. Il soggetto e la sceneggiatura di questa avventura spericolata sono stati scritti da Giovanni Gualdoni, mentre le tavole interne sono state disegnate da Marco Bianchini, artista che vi stupirà per il suo stile realistico e per la cura maniacale con cui ha affrontato il progetto.
Sarà una storia classica di sopravvivenza? E' proprio quello che si aspettano i fan di questo genere. Pertanto, è scontato consigliare questo fumetto a tutti coloro che seguono The Walking Dead (fumetto e serie tv di Robert Kirkman) o sono rimasti affascinato dallo strepitoso videogioco The Last of Us. Il fattore Z è un racconto caratterizzato da atmosfere urbane, dove una città come New York può diventare una trappola mortale, ancor più pericolosa della stessa epidemia zombie...
La copertina dell'albo è stata realizzata da Aldo Di Gennaro, il quale si è concentrato sulla figura di Helen, una ragazza che appare fredda, spietata e pronta a tutto. Alle sue spalle vediamo una vetrata che sta per cedere a causa della spinta violenta di una mandria di morti viventi affamati.
LAZZARO,ALZATI E PICCHIA
Abbiamo visto giochi di ogni genere, ma il nuovo picchiaduro arrivato sul Play Store riesce a conquistare l’interesse di chi saprà apprezzare il suo spiccato lato umoristico. Stiamo parlando di Fist Of Jesus, il game famoso per la versione disponibile già da tempo per PC. Adesso Gesù ed il suo “fedele” compagno Giuda arrivano anche sul vostro dispositivo del robottino verde e affrontano una strana ondata di zombie. I non morti hanno invaso il mondo dopo la resurrezione di Lazzaro che, a quanto pare, non è andata a buon fine. L’abitante di Betania non solo “si alzò e camminò”, ma iniziò anche a cibarsi della popolazione presente, trasformando le vittime in zombie!
Il gioco potrà essere dunque apprezzato solo da chi riuscirà a digerire, con una risata, il lato blasfemo di Fist Of Jesus. Se non vi dispiace vestire i panni di questi due bizzarri e divini eroi, potrete immergervi in delle epiche battaglie in cui i protagonisti useranno pugni, calci e armi varie per annientare zombie ed anche animali che intralceranno il loro percorso. Un game abbastanza splatter che vi permetterà di ammazzare ogni essere vivente e non che ostacolerà la missione dei personaggi principali di Fist Of Jesus. Il gioco include 60 livelli pieni di umorismo, tonnellate di zombie, mini-boss e boss, equipaggiamenti di ogni tipo, punizioni divine e molto altro. Il tutto condito da una musica di accompagnamento simpatica e da effetti sonori.

Il gioco potrà essere dunque apprezzato solo da chi riuscirà a digerire, con una risata, il lato blasfemo di Fist Of Jesus. Se non vi dispiace vestire i panni di questi due bizzarri e divini eroi, potrete immergervi in delle epiche battaglie in cui i protagonisti useranno pugni, calci e armi varie per annientare zombie ed anche animali che intralceranno il loro percorso. Un game abbastanza splatter che vi permetterà di ammazzare ogni essere vivente e non che ostacolerà la missione dei personaggi principali di Fist Of Jesus. Il gioco include 60 livelli pieni di umorismo, tonnellate di zombie, mini-boss e boss, equipaggiamenti di ogni tipo, punizioni divine e molto altro. Il tutto condito da una musica di accompagnamento simpatica e da effetti sonori.
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